Sapete, solitamente si costituisce stupidamente così; una notte qualunque, poniamo di un 17 giugno, di un anno a piacere, per nostra convenienza il 1815. Una fredda terra lontana, nordica, come paesaggio. Ed ecco un piccolo ometto dall’aria assai fiera che subito ci si disvela tutto solo, seduto ad un bel tavolaccio; una lampada ad olio, fogli sconnessi, un bicchier di vino pressoché vuoto che, dal profumo, richiama i vigneti di Borgogna. Atmosfera. Con la mano nel panciotto, il solitario condottiero beve bicchieri di chabertin, mescolandoli a mirabolanti piani di battaglia, a figuracce invernali, ad altri bicchieri di chabertin. E a quella bellissima polacca che gli ricorda la sua gioventù in terra italiana, teatro delle sue avvisaglie di trionfo; lei gli aveva discoperto il pieno potere dell’erotismo, lei gli aveva dispiegato l’ingegno verso l’assoluta volontà creatrice di gloria. Ah, quali deliziose fantasmagoriche congetture…quasi fosse il padreterno! La qual solitudine era una costante d’ogni vigilia, un desiderio inoppugnabile cui nessuno ardiva pensar di sottrarsi. Immaginate quindi quale possa esser la sua sdegnata sorpresa quando s’avvede della presenza di un giovane dietro di sé, e sorprendetevi ancor più nel leggere che in realtà sul suo viso si stampa un sorriso di compiaciuta colmata aspettativa…

“ecco un uomo, era da tempo che vi aspettavo; brindate con me?”

“Beh, sapevate che prima o poi sarei venuto. Un brindisi al nostro incontro allora!”

“Orsù, ditemi a cosa devo l’onore della vostra visita…non capita certo a tutti d’incontrare il proprio Destino” “Sapete, avrei voluto incontrarvi in circostanze migliori”

“Ve ne prego, non abbiate quell’aria cupa. Non potete certo turbarvi del vostro agire. Non è nella vostra natura farsi degli scrupoli, menchemeno per un guerrafondaio quale io sono. A proposito, che si prova ad esser il destino di un diabolico mascalzone?”

“Vedo con piacere che ostentate ottimismo. Però non dimenticate che quando si ha un ruolo come il mio non si giudica il proprio assegnato. Sapete, il destino non approva parametri umani.” “perdonate la mia ingenuità. Però sappiate, non son abituato a ragionamenti così sconfinati. Sono un uomo del mondo, figlio della storia, esaltato da manie di protagonismo”

“Di certo molto solo. È anche per questo che son venuto da voi”

“La solitudine, presso di noi è un sentimento debole. Tutti in qualche modo sono soli. Ho uno stato che mi adora quasi fossi un dio, mezzo mondo in pugno. Eppure sono il più solo tra gli uomini. Ma non ne faccio vittimismo”

“A proposito di Dio…”

“Immaginavo non potessimo esimerci dal parlarne…è come tralasciare la figa per taluni infoiati, o il caleidoscopio per altri. Che volete che vi dica? La terra mi brama, il cielo mi respinge. Gli uomini sono il mio mondo, e vorrei poterne diventare il dio. L’impero degli uomini in terra contro la schiera delle creature celesti, lotta impari ma senza dubbio più affascinante del prostrarsi miseramente al solito sempr’uguale tramonto”

“Perché, credete di dirmi certe cose, e convincermi che realmente ci credete? Perché sperare di potervi convincere, di sottrarvi all’ineluttabile?”

“Vedete, lo avete detto voi prima; il Destino non approva parametri umani. Lo spirito di ribellione che ci anima, l’inutile aspirazione che banalmente perseguiamo è in realtà la vita stessa; così poi subiamo metamorfosi e ci alziamo sì tanto da esser al di sopra del tutto e scagliarlo violentemente nell’abisso. Si, è il coraggio della follia allo stato puro, però senza dubbio divertente.” “Divertimento? voi fate tutto per divertimento. Fortunatamente non riesco ad immaginare il ribrezzo che possa scaturire da quella coscienza che troppo poco spesso appellate.”

“D’altronde la frustrazione fa parte del gioco, è un elemento ineludibile. Ma non credo di dovervi insegnare come funzioni.”

“In effetti per un Destino, la vita dell’uomo non è che poca cosa, le varianti fanno parte del lavoro. Ciò che non si capisco è tutto questo vano ardore. Raro a dirla tutta.”

“Il che dovrebbe darvi l’idea del suo valore. Poi c’è l’amore. Ma tralasciamo, ve ne prego.” “D’accordo, come preferite. La vostra scaltrezza è encomiabile”

“Lussuria se preferite, è come la passione per i cavalli bianchi”

“Magnifici esemplari, senza dubbio”

“Gradite dell’altro vino? Non fate complimenti..”

“A dirla tutta l’ho accettato per cortesia, ma come immaginerete, non ne ho bisogno. Spero non vi offendiate”

“Assolutamente. Capisco le vostre ragioni; è che bere con un buon compare mi reca assai più gusto. Come preferite.”

“Domani perderete. Sarete sconfitto, per sempre stavolta. Così è deciso.”

“Ecco finalmente le cattive circostanze cui accennavate, situazione certamente eroicomica…” “Direi piuttosto tragicomica, senza saccenza beninteso”

“Veramente pensavo al destino del mio nome, in questo caso. Potrebbe entrare di diritto nell’olimpo della nomenclatura cagnesca…non che io abbia nulla contro i cani, non sono uno di quei fanatici da sterminio. Amo tutti pur non rispettandone nessuno, va da sé.”

“Sentite la pioggia? Domani si mescolerà alle vostre lacrime, bagnando le vostre maledizioni. Vi aspetta una giornata impegnativa, dovreste prepararvi…”

“Già. Una volta, da giovane, salii su un albero, e strappandomi capelli imprecai contro ogni cosa riuscissi a pensare. Spero solo in una deserta isola lontana. Non sopporterei la vicinanza di ignobili sguardi di scherno. Anche se c’ è da tener presente che gli inglesi hanno uno humour decisamente tutto loro…”

“Sembrate fatto apposta, e continuate ad ostentare quel solido ottimismo. Perché?”

“Beh, voi siete un destino decisamente simpatico. Non ho tempo per lagnarmi, forse ne avrò anche fin troppo. Poi son troppo ubriaco per esser malinconico, e troppo stanco di sfidarvi. Desideravo la fine, e stasera pregustavo la vostra venuta. Mi è cosa assai più lieta la futura dipartita; ora non desidero altro. Non desidero altro che diventare lo sbiadito sogno di un sogno, misera ombra di un’ ombra. Poco più che il delirio di un povero idiota, maledettamente idiota. E prendere quel tram, quello che passa senza dio dentro…”

- Orpellofaceto –



6 Responses to “Vita d’un dialogo volitivo.”  

  1. 1 schermascher

    nell’immaginario collettivo, mai pago del suo disumano anelito ad antropomorfizzare l’incredibile frequenza con cui l’assurdità dell’improbabile si paventa, dio si và definendo come un controllore con divisa e blocchetto o un’ ancora più impersonale e vigile telecamera a circuito chiuso che occultandosi giudiziosamente in disparte, quasi avesse divino terrore dello sguardo inquisitore delle sue creature, quasi bramasse l’anonimato, è lesto a salire inaspettatamente a qualunque fermata per presentarti il conto, a punirti con inusitata beffardia come la più megera delle fattucchiere
    forse dio è un finanziere
    forse dio è l’avvocato del diavolo

  2. 3 Anonimo

    http://quizfarm.com/test.php?q_id=10045N
    test sulla religiosità pregasi restare seri fino all’arrivo dei risultati

  3. 4 bruno giordano

    IN LODE DE L’ASINO

    O sant’asinità, sant’ignoranza,
    santa stolticia e pia divozione,
    qual sola puoi far l’anime sì buone,
    ch’uman ingegno e studio non l’avanza:

    non gionge faticosa vigilanza
    d’arte qualumque sia, o ‘nvenzione,
    né de sofossi contemplazione,
    al ciel dove t’edifichi la stanza.

    Che vi vai, curiosi, il studiare,
    voler saper quel che fa la natura,
    se gli astri son pur terra, fuoco e mare?

    La santa asinità di ciò non cura;
    ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare
    aspettando da Dio la sua ventura.

    Nessuna cosa dura,
    eccetto il frutto de l’eterna requie,
    la qual ne done Dio dopo l’essequie.

  4. 5 febbricitante di un blog morente

    la domanda che mi pongo è il senso della continua ricerca psichica. qual è il senso plurimo di un costante tentativo di alterazione psicofisica volto ad oltrepassare barriere percettive che, invece, richiudono continuamente le proprio spire sul corpo. E lo serrano in una morsa. il corpo, involucro straziato, ha sempre la meglio sulla mente; chiede sempre il conto. A tutti?

  5. 6 orpellofaceto

    -Fantasticheria-

    Porge burlesco
    quel triste ciarlatano
    saluto di demenza

    dinnanzi cui vacilla
    stolidamente
    il falso orgoglio umano

    E si sparge silente

    Qual sortilegio
    se non di liberare
    d’ un pugno di polvere
    la vuota realtà

    La dispersione volatile
    d’un misero spirito

    Quella vaga menzogna
    triste opacità
    dei nostri spettri futuri

    dissolversi freddo d’assenza
    in pura brama d’odio

    Atto di mesta perdizione


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