Impudente,
gioco di gusto in quel mare di segni e di suoni, idilliache atmosfere d’infinita dolcezza, cogliendo con inaspettata naturalezza echi e suggestioni primitive, che sorgono impertinenti ad un’elaborazione spensierata; parvenza di autenticità.
Quel gioco burlesco s’impone a sé stante, non potendo o volendo soffrire contaminazioni indesiderate: un arroccamento preventivo, escamotage di finto personalismo autoriflessivo, incomprensione della vera completezza.
Tutto si trasfigura in una tendenza, se si vuole in una volontà, di bel dire del brutto, del tanto straparlare; voler riempire quel vuoto tutto intorno. Spiritello notturno che canzona a destra e a manca senza colpo ferire, senza l’ombra di una traccia; desiderio promiscuo d’irresponsabilità, che nutrendosi del dolce fiele ingigantisce per la via la propria insulsa tracotanza.
Tutto mi diviene ugualmente indifferente nella vanità di questa bellissima ipocrisia, e la freddezza che man mano si sostituisce all’iniziale ingenuità, si propaga violentemente verso ogni dove prima sconosciuto, avvolgendo come morbido panno la fallace superficie, sviluppando un inconsistente etereo velo spregiativo di senso contrario.
Orrore,
comincia a scalfire la flebile presente credenza rivoltando diametralmente gli invalsi canoni preesistenti sin dai più profondi pilastri di sostenimento: l’audacia rinnova in mestizia, portando ad un’insospettabile implosione delle responsabilità, travagliata ricerca di reale crudezza che sottende al rinato sentimento d’inadeguatezza.
Forse che sia io stesso divenuto l’oggetto della beffa suprema, impacciato burattino incapace non sol di governarsi, ma tanto ingenuo da nemmeno poterselo svelare? Misero e claudicante trotterello, portando in braccio il fardello dello scherno, araldo della vergogna alla mercé della pubblica derisione, per mia stessa colpa e volontà divenuto lo spettro di un viscido epigono, martoriato dal ribrezzo che solo la propria esistenza riesce a donare.
Sconfitta,
in tutto e per tutto eguale e diverso e rinato, indolente sognatore privato di volto e di note per sempre e forse, che importa per quanto, non cercando più nulla. L’oblio reiterato che si presta dolcemente è grazia e perdono, pur con quel suo acre retrogusto d’eterna condanna, dannazione dal profumo orientale di loto e di sangue innocente versato da noi e da tutti in pegno all’eterna condanna accordata da altri, forse anche troppo riconosciuti.
Di nuovo
senza un vero motivo ritorno a quel gioco burlesco, senza vedere e pensare null’altro, di nuovo e di vecchio è lo stesso di prima e per dopo che tanto non conta giocare ma il gioco, in sé stesso a sé stante comunque da poco.
Indifferente, stavolta davvero per scherzo mi penso costante in quella profonda incoerenza che fa da sostrato malato a questa triste lungagnata con fondo per cima rimessa in maniera scomposta e, dato il particolare frangente, sconclusionata.
Se c’ero dormivo, mai più ne scriverò di vero, davvero.
-Orpellofaceto-
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ok respira, hai solo sbagliato a leggere…capita…
d’un fiato
da capo
ti devi perdere in ogni parola, come ti perdi tra tutte
e ora, dopo aver superato le 5000 visite, sorge spontaneo un momento di riflessione…
pavimento marrone
ronzio dopo sparo
orecchio tappato catarro
figa che caga
mangio la cipolla nei sogni perchè
storie omosessuali bucoliche
LA STORIA DI ROBIN NUD
silenziatore rettale
la defecazione nella letteratura
bianca cagando
il mio ragazzo vuole vedermi mentre sono al cesso
video di persone che cagano
sentivo il catarro nel collo
orecchi che spurga
Queste sono solo alcune delle terribili ricerche effettuate su google da visitatori che sono poi entrati in questo sito… Certo che ne esistono di persone perverse al mondo…
Varcando la porta vengo aggredito da quell’odore acre, esotico, cui non riesco ancora ad abituarmi; pochi convenevoli di circostanza, svolgendo con diligenza le mie semplici mansioni. A volte capita che Marja senta il bisogno di parlarmi, di sfogarsi, forse solo di liberarsi, di sospendere momentaneamente la fatica. Un discorso dolce esce dalle sue labbra, che stona col suo giovane viso sfibrato; una giovinezza da tempo sfiorita temo, da quando almeno tutto è cambiato: la morte del marito, l’Italia e tutto il resto. I suoi occhi sono velati di tristezza, per quell’ecuador corrotto che tanto ama e che pur ha dovuto da molto tempo tradire. Ragiona con lucido sentimento, con immacolata crudeltà, non per lamentarsi, non rassegnata. Ascolto passivamente, meschinamente pensando che purtroppo è una come tanti. La sua vita non potrebbe essere altrimenti e lei sa che un giorno tornerà, cambierà. Mi porge una minuscola scultura raffigurante un piccolo volatile, avventurandosi in improbabili capriole linguistiche per spiegarmi da quale prezioso nocciolo di frutto tipicamente sudamericano sia ricavata. Metto in tasca, saluto come da copione che la circostanza impone, ed esco in strada fumando distrattamente.
Purtroppo per lei non sono mai stato un ascoltatore granchè interattivo; sperò mi perdonerà.
ciao,
adoro quello che scrivi.
Ti ho “rubato” una foto.
Nel caso non fossi d’accordo ti pregherei di farmelo sapere. La toglierei in un attimo. Grazie. E complimenti. Davvero.
Elena
complimenti tutti per te.
felice di poter tenere la foto.
contenta di aver scoperto qualcuno che scrive come te.
lieta di aver ricevuto un invito a continuare a sentirci.
molto probabilmente ruberò ancora delle foto (tanto non son tue :p ) e, certamente continuerò a leggere…
bello il commento davvero (io alle 3 di notte non vedo nemmeno la punta del mio naso!)
a presto
elena
Quattro pensieri d’insonne a Milano la notte:
Milano con l’acqua che infine è cessata appare una presenza solo sfumata nella notte invernale. Come una silenziosa quiete dopo la tempesta grigi macchinoni ammassati alla rinfusa tacciono e non hanno più quella terribile espressione di cavalli impazziti. Sono addormentati e un poco russano coi vetri appannati che nascondono chissà quali storie. Forse un uomo e una donna stretti avvinghiati a urlarsi piacere con un pizzico d’amore? O forse un cadavere giustiziato di un nero dietro stazione centrale? O forse ancora sono solo vuoti di storie e senza memoria, forse sono davvero solo nere macchine senz’anima. E i lampioni arancioni che creano quell’atmosfera surreale da guerre stellari, senza nessun Ian Solo a sfrecciare tra i soli però. Partire e viaggiare, avventuriero portuale o borghese raggrinzito e ammuffito senza volontà, mi chiedo spesso fissando allo specchio la barbetta aguzza che pian piano ricopre il viso. E lo chiedo a questa grigia città di mille palazzi, che tutto osserva senza mai proferire parola, che tutto vede senza mai giudicare, ma che tutto storpia e deforma al solo vedere. Specchi ricurvi e appuntiti di spilli. Specchi di vetri spaccati che ricoprono strade deserte. Specchi deserti.
Ero pronto per postare il mio nuovo racconto (che ormai è anche ora di aggiornare il sito, no?) però me lo sono drammaticamente dimenticato a Milano… Proverò a risolvere la situazione quanto prima in qualche modo. Approfitto dello spazio (che ormai mi sono già preso) per fare un piccolo excursus sull’ennesima crisi di governo tutta italiana.
Ieri ho visto: Ministri in giacca e cravatta sputarsi in faccia, altri stappare in senato bottiglie di champagne, altri ancora mangiare mortadella. Ho visto egregi dipendenti pagati da noi a suon di milioni urlarsi “frocio” e “checca”; ne ho visto uno uscire in barella, ne ho visto un altro mentre gridava “pezzo di merda”. Ho visto fascisti schifosi sfilare a Roma col braccio teso sotto gli occhi ridenti di Fini, ho visto carne in putrefazione cercare di governare questo Paese da decenni con sempre le stesse facce. Ho visto Mastella (che anche senza aggettivi, è già di per sé un’offesa) insultare arte e poesia citando Neruda.
La stessa associazione tra la parola Mastella e la parola Neruda rappresenta un’aggressione al buon senso.
E poi vogliono chiudere gli stadi… Ma perché non proviamo a chiudere parlamento e senato piuttosto? a chiuderli per sempre, buttarci un po’di terra e seminarci dell’erba.
(chiedo perdono per questo commento assolutamente fuori luogo, prometto di farmi perdonare postando un racconto vero il prima possibile.)
- Mi sono reso conto solo ora, sfogliando alcune antologie su Neruda, che la citazione di Mastella non é attribuibile al poeta cileno. Si dovrebbe trattare di un testo apocrifo diffusosi in internet- terribile terribile politica ed informazione italiana. Nemmeno una citazione sensata riescono a sciorinare…
Per approfondimenti su “Ode alla vita”:(per la cronaca l’autrice è Martha Medeiros)
http://lacomunidad.elpais.com/corotos/2007/7/8/apocrifos
http://halftone.wordpress.com/2008/01/25/mastella-cita-neruda-quello-finto/