Il bancone e l’artista.
Se questo bancone di pub potesse parlare, ne avrebbe di cose da dire. Si è divertito con rosse e con bionde, ascoltando le storie più strane e quelle più inutili, consolando amanti traditi e lavoratori frustrati, incoraggiando mani di sconosciuti a cercarsi e trovarsi, sostenendo sbornie pesanti e diverbi furiosi. E quando il locale è deserto e le serrande abbassate, questo bancone di nuovo pulito, lucido e scintillante, non vuole ancora andare a dormire e si presta al nostro ultimo giro. Qualche boccale per assaporare la notte che, al di fuori da qui, continua a scorrere e correre, fino al mattino.
Questo bancone di pub è forse il mio amico migliore. Se questo bancone di pub potesse parlare, probabilmente non vorrei starlo a sentire.
Da alcuni minuti la mia concentrazione rimane fissa su quest’oggetto, ma quando mi accorgo che la mia tennents è finita, improvvisamente mi ridesto dal torpore. Mi tasto le tasche, le sento vuote. Eppure vedo arrivare verso me due seni e due mani con in mano una pinta.
“Veramente gentile da parte tua Ari offrimi una tennents di tua spontanea volontà, quasi non ti riconosco più.” “Zitto coglione, te la offre quel tipo” mi rispondono i due sodi seni di Ari indicandomi un uomo in cappotto nero seduto accanto allo stipite della porta d’ingresso. Quando lo guardo mi fa un cenno col capo e abbozza un sorriso ( o forse era la Ari che mi ha abbozzato un sorriso?)
Mi avvicino a lui, guardandolo fisso negli occhi, neri anch’essi, come i capelli, il cappello e il cappotto. Mi chiedo se non sto camminando verso lo schermo di un vecchio cinematografo in bianco e nero, piuttosto che verso un essere vivente vero e proprio. Io non mi presento, lui non si presenta. Stiamo semplicemente seduti accanto senza parlare. Quest’uomo mi capisce alla perfezione.
Noto il bicchiere esagonale di Jack con un cubetto di ghiaccio che beve, e un poco lo invidio. L’erba del vicino è sempre più buona. Specialmente se è alcolica.
“Prima di eventuali equivoci, io non sono gay. Non ho nulla contro i gay, solo che, che veramente non lo sono. Solo per evitare problemi…” Davvero non ho nulla contro i gay, solo che di questi tempi a Milano se non stai attento, dopo qualche decina di birre di troppo, finisce che ti svegli un mattino con un fastidioso dolore al fondoschiena.
“No. Sono un artista.”
E io penso che spesso le due cose si sovrappongono, ma evito di esternargli queste mie considerazioni. “ Grazie per la tennents”
“Non mi deve ringraziare; gliel’ho offerta perché so per certo che anche lei è un artista.”
“E da cosa lo deduce?”
“Dal fatto che è stato un’ora seduto da solo fissando il bancone. O è pazzo, o è un artista. Io probabilmente sono entrambe le cose.”
“Arte di che tipo? È poeta, pittore, scultore o cos’altro?”
Un piccolo sorriso prende forma sul suo volto quando risponde: “Nulla di tutto questo, non lo sai (sono ormai stato promosso ad una ragguardevole seconda persona singolare, non più un asettico “lei”) che ormai tutte queste figure sono morte? Sono diventate solo artigiani. No, no; io sono diverso. E stasera devo festeggiare, dobbiamo festeggiare. Su festeggi con me.” E alza il bicchiere verso di me e io alzo la mia pinta verso le tette della Ari. La Ari, invece, incurante continua a parlare con alcuni clienti e a bere shot di rum liscio.
“Che cosa festeggia?”
“Finalmente, dopo anni e anni di lavoro, ho trovato; ho finalmente capito come racchiudere il tutto ideale che ci trascende in un’opera d’arte. Ho trovato quello a cui ognuno di noi tende e a cui l’umanità ha sempre anelato.” E finisce il bicchiere di Jack sbattendolo sonoramente sul tavolo.
“Ho capito” continua l’uomo “che l’unica vera opera d’arte è una sintesi di tutte le varie arti particolari, le minori e le maggiori, e che questa sintesi è solo mentale, non deve essere espressa al volgo pena il suo dissolvimento, non deve essere divulgata perché perderebbe il proprio senso insito entrando in contatto con realtà che non l’appartengono perché al di fuori dell’estetica pura.”
“Ma quindi che forma potrà avere quest’opera?”
“Si avvicini, glielo sussurrerò”. (Passata l’enfasi oratoria, anch’io ritorno sconfitto alla terza persona di circostanza). Per una persona che mi offre una birra farei questo ed altro; e quindi avvicino il mio orecchio alla sua bocca che puzza di alcol.
“Un punto su un foglio completamente bianco, un punto forse impercettibile all’esatto centro di una tela completamente bianca. È la sintesi di tutto quello che c’è nel mondo. È l’ultimo gradino. È l’inconnu tanto bramato da poeti e pittori”
Dopo di questo si quieta, ordina altri due bicchieri per sé e non apre più bocca. Ogni tanto il suo sguardo s’accende per qualche attimo, fissa un punto lontano, lo segue per alcuni secondi, come cercando qualcosa, e poi nuovamente si spegne in una placida atarassia. Finisco la birra, mi alzo in piedi. Lo guardo in viso un secondo che sembra lungo un anno.
“Mi dispiace, io non sono un artista, solo un cantastorie.”
Se quest’uomo fosse un bancone di bar probabilmente saprebbe che non esiste arte senza persone, che non esiste inconnu senza esistenze terrene e che l’unica trascendenza che possiamo trovare è quella dei seni della Ari che un poco ballonzolano quando si china a pulirlo.
-O0piate-
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Sorprendente.
Sei sul serio un cantastorie?
I termini sono definitori,ed in quanto tali limitativi,opprimenti veicoli di precisione dal gusto catalogativo. Le parole, al contrario,evocano. La loro qualità è la priorità di non definire le cose, offrendo l’ essenza ad una pura capacità comparativa. Non si tratta di significati univoci, ma di campi semantici; di idee che si riflettono nella concomitanza di più idee, affinchè il nostro pensiero possa errare nella moltitudine delle concezoni,e nel loro vago,confuso,indeterminato non circoscritto. Nudità e secchezza avviliscono la già insipida realtà.
Stanotte voglio lasciar le parole libere di danzare per la mente, voglio accarezzarle di sfuggita e lasciarle fluttuare, libere, sole ed eteree. Candide. Una volta nate e fissate su rigo, divengono merce imbrattata di smog cittadino. Nascono ed assumono un’ideologia, una connotazione, una valenza antitetica al proprio significato originario; e l’essenza che geme nel mondo delle idee un poco singhiozza e il significato scompare. Ne resta un mero grafema, simulacro di chissà quali concetti perduti e memento di illustri passati. Nemici deformi vogliono imbrattare di sterco l’idea spogliata del proprio significante, del proprio significato e pure della propria identità. Stanotte, dicevo, voglio scrutare ogni singolo fonema come spettro alla ricerca di sé, come ectoplasma fluttuante in un angolino d’inconscio. Ma insomma eccola, l’idea estetica seduta su trono dorato; sorseggia un rosso calice di sofisticato vino. Attorno a lei putti svolazzanti e gai di sesso nullo gettano incessantemente petali di fiore sul suo grembo. Qualche ragazzino, dagli occhi azzurri, attornia la dea e si presta alle sue voglie sessuali. Idea estetica che sghignazza, s’alza di colpo, afferra un putto, gli stringe il collo e gli spezza l’osso. Poi lo scaraventa giù dal suo mondo di nubi. Dritto nell’oltretomba. Idea estetica puttana.
beh, complimenti. Qui c’è consapevolezza da vendere, mica niente. La invidio un poco, se permette. A presto
Mario
(e abe)
@Orpellofaceto:
quando ci delizi con un racconto nuovo?
nel frattempo leggi (tutto d’un fiato come se fosse un bicchiere colmo di Jack)
e mi raccomando fammi sapere cosa ne pensi…
non tornerà più.
chi è lei? nessuno.
qual’è la sua storia? non ho storia.
sono solo io nel tuo.
due occhi, una bocca, un naso.
quel naso.
mi dispiace tanto.
io devo andare.
basta con il contare i giorni.
basta con il guardare le ore.
basta con il guidare i minuti.
bisognerebbe fagocitare i secondi.
ho la mente che piange.
il mio cuore sta morendo.
il mondo ha detto di amarmi e io non ho risposto nulla.
l’hai mai detto a te stessa? no.
è diverso. è più difficile.
prima che lo faccia un altro.
devi andare.
stanca. stanca di aspettare.
voglio scorrere.
io sto già pensando.
sto ancora pensando.
penserò.
smettila.
c’è quella sensazione che fa piangere.
sottili aghi platinati che trafiggono gli occhi come pioggia scrosciante sull’acqua.
che male.
non è un dolore piacevole.
tutti possono vincere qualcosa.
non è mai quello che volevi.
unica dimenticata pazzia.
cielo se fa male.
cosa ci hai messo lì dentro?
svuotala, è pesante, non regge.
credi di non meritare niente di bello. te lo dicono per consolazione. magra consolazione.
è così che si dice.
è ora che qualcosa pensi a me.
sempre. per ogni cellula meravigliosa del suo essere.
quando accadrà piangerai e sarai in ritardo.
fine.
_poetizzando di poter poetare_
@Orpellofaceto:
Incorreggibile, inguaribile.
Senza speranze, inattendibile.
Guardare senza toccare o prendere e imparare?
Se non posso più versare.
Leggere sentendo. Ascoltando.
Verticale.
Pianto.
Tanto.
Ho rubato ancora… Questa volta un tuo commento…
Perdono?!?
non puoi capire..
la vita è una bastardata..
continuo dover volere per fingere di non sentire..
dal campanile sfondo giochi di fumo in controluce
scroscia il silenzio
come campane cadono tuoni..
gonfi sguardi sfuggono dietro
colano ombre d’imbarazzo disadatto
scappano e scoppiano..
vuoti cercano lacrime
che non dimenticano lacerato il dentro del fuori..
solo freddo scorre
nessuna maschera da sciogliere
nient’altro da dimostrare..
il peso di un gridare annegando
e stringi mani forte d’un fiato
e forte stretti un cuore alla morsa..
la morte digerita d’un sorso
e un sorriso a ricordarne di veri..
Queste poche righe sono rivolte a Te.
Sorella a lungo disprezzata,misconosciuta ed esautorata dalla facoltà della creazione artistica.
Dissero che eri un ostacolo per un veritativo percorso conoscitivo. Dissero che conducevi al disordine, che,essendo incapace di dare conoscenza , dovevi esser tenuta a bada dalla ragione, affinché i tuoi poteri non contaminassero ragionamenti puri e meticolosamente studiati.
Qualcuno si accorse di te quando scoprirono che eri imparentata con la Ragione, e ti usarono come collante tra sensibilità e intelletto per formulare attente tesi sul giudizio,sul gusto,sulla varietà.
Elogiarono la grandezza dell’idea estetica,ponendola come tua rappresentante. Indicarono con precisione la valenza del simbolo,quale rappresentazione dell’idea.
Mai ti ribellasti,mai dicesti nulla.
Hai continuato silenziosamente a svolgere il tuo misero ruolo d’amante, tra poeti,artisti e sognatori, giacendo contemporaneamente con chiunque richiedesse di rilassarsi un poco,di staccarsi dalla realtà,dalle mere sensazioni e dagli astrusi ragionamenti, chiunque volesse viaggiare con la mente in luoghi irraggiungibili fisicamente.
Hai creato immagini sublimi. Delicati pensieri. Dolcissime note.
Hai il potere di render felice un miserabile, di elevare l’uomo sul trono più alto su cui vorrebbe stare,complice delle più grandi emozioni e dei pensieri più impuri.
Ciascuno di noi ti attende,ogni notte,ogni istante,ogni singolo momento; aspettiamo l’inizio della tua danza cui ognuno può dare la valenza che più gli aggrada,macabra o sensuale,erotica o perversa,dolce o pura. Ci gingilliamo guardandoti,affascinati dalla tua bellezza, dalla tua perfetta armoniosa nudità, e godiamo di te,della tua presenza,del tuo Essere soprasensibile che ci eleva per un momento e ci rende nel tuo mondo,solo nel tuo mondo,supremi esseri immortali.
il cielo è un bicchiere, bacinella capovolta in cui intingo il pennello che subito rilascia il colore, consuma la gravità e si scioglie sfumato, sfrigola quasi al contatto col nero costellato di buchi il fumo dell’ultima sigaretta, il solito grigio leggermente precipita a contaminare il fondo del bicchiere ormai trasparente di vuoto, sublima il tempo
A quest’ora ho bisogno di qualcosa di più forte per stupirmi. Ho la sensazione che tutto sia una marea, il tuo racconto poteva limitarsi a quel punto bianco al centro del foglio forse, perchè inventarsi quell’artista che ti riflette? La verità è che nessuno ti offrirà mai una birra in quel modo, la verità è che voglio corteggiare la tua amica, farla sorridere, ridere, pensare. Stringerle le tette e il culo sussurrandole all’orecchio.
e chi non vorrebbe farlo?
ma soprattutto perché cerchi stupore in uno scritto?
Apro il libro che ho sul comodino e leggo: “Gentile lettore, uno spettacolo tanto brutto manda a farsi fottere qualsiasi descrizione”.
Qual è il senso di questa citazione? Nessuno…
Pillole di politica da http://uolterueltroniisonmymind.splinder.com
Memore del passato di Uolterueltroni, il pullman di Uolterueltroni percorre le rotonde solo a sinistra, ma solamente perché non riesce a passarle per il centro.
Uolterueltroni alle 07.00 della domenica mattina suona il campanello ai Testimoni di Geova e spiega loro il suo programma elettorale.
Ueltroni durante i comizi non arringa la folla, dalla sua bocca escono parole così dolci che Uolter la folla la meringa.
Quando Uolter col suo pullman tocca una provincia italiana, questa si eccita.