Muri
Sai quando chiudi le persiane e spegni anche la radio che rimane proprio solo un led aranciognolo sfocato? Ecco- mi sveglio di pessimo umore nel buio, dal silenzio ermetico di cui è piena la stanza emerge un vocìo di dentro la finestra da dietro la persiana, un vociare insistente e fastidioso che perfora il cuscino che mi schiaccio sull’orecchio a difendere i miei sogni, barriera a cui mi aggrappo per non cadere, non voglio che lo schermo si spenga aprendo gli occhi. Un suono stridulo e vibrazioni acute di sguaiata allegria mi strappano dal limbo che c’è tra i primi due battiti di ciglia peggio di un’odiosa sveglia, ho l’impulso di aprire di colpo vetri e tutto e di pisciare in testa a chi sta sotto ma lo stomaco urla, pretende attenzioni e me lo vieta, la solita sbronza che ogni volta è sempre peggio esige le debite precauzioni, prima di tutto tachipirina, per ovattare il mondo fin dalla mattina. Bè dimentico di quelle risate mi accorgo che il buio ti dona l’eternità, e che il buio è un isolante, ti lascia sospeso in nessun luogo ad ogni istante… dico è sempre notte ma non sai mai che ora è, potrebbe essere già tardi. Cazzo di sicuro è tardi, è sempre tardi.. mi fiondo fuori dal piumone in cui mi sono avvolto tipo sacco a pelo e vado in uni a dare un altro esame.oink/fuffa. Non riesco nemmeno a ricordarmi il titolo del corso, ma so che parlerò di precetti di convivenza armoniosa, lo so nel momento in cui arrivo fuori dall’aula saltando tutto il viaggio grazie alla riserva di sonno che metto sempre tra i libri e sono tranquillo, calma piatta, menefreghismo a scudo di ogni delusione. Eccoci, fino a un minuto prima niente, anzi ero un leone che tanto chissene, fotte sega yo, è solo nell’istante prima che chiamino il tuo nome che ti cedono le gambe, un cagotto pauroso di ansia che tremo solo a pensarci. In attesa del supplizio cerco subito gli occhi di una tipa b e l l i s s i m a, si ma? lei li si ritrae imbarazzata nel suo guscio invisibile. Prima lezione: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te…” inizio subito a broccolarla si vede che ci sta, ignorare il bello è mancanza di cortesia, l’indifferenza è peccato, finisco per parlarle del Mio blog delle Mie ambizioni e del bisogno di pubblicità ancor prima che di pubblico, inizio a giustificare l’invadenza della mia campagna infestante mirata di sistematico mirabile advertising su ogni muro e finisco farfugliando che mi manca solo una ragazza immagine bella esatta come lei.Mi perdo nelle mie ciarle –“sono un imbianchino non un pittore…”- “gli adesivi sono più cool di banali scritte” -“cosa ne pensi delle multinazionali?”- Quando finalmente è il mio turno: “Negroni??” – mi chiamano – “sbagliato” – rispondo – “con due enne e senza ghiaccio” : bocciato – strano, parecchio strano, anzi davvero pazzesco, nonnemmeno riesco a capacitarmi…–. Esco affranto e deluso con un senso di colpa che mi grava sulle palpebre sul baricentro e sui coglioni ecco lì soprattutto, non ho il senso del limite io, né dispongo di buonsenso, in compenso ho sviluppatissimo il senso del tragico.. così mi abbandono in lacrime quando, in corridoio, non la trovo…Vessato dal fato…manco fossi rimasto sotto torchio a lungo: prima domanda: “mi parli della verità!” – “perbacco nientemeno! Bè per dirla con parole mie…silenzio imbarazzante…non ho certo studiato abbastanza…silenzio imbarazzante… Bè arrivederci” Solo più tardi, mentre vado a casa, la rivedo sciogliersi in lontananza con lo sguardo perso in quello del tipo che hanno interrogato prima di me, nemmeno trenta e lode quel pivello…Cristono, cristono e ancora bestemmio le circostanze avverse e perdipiù sono sicuro che se non avessi provato l’esame ma fossi rimasto fuori a broccolarmela adesso…la sospensione indefinita : se mia nonna pisciasse benzina…se nessuno andasse a votare…se venite di qui se venite di qui…Tutto il viaggio di ritorno verso il buio della mia camera a ripensare all’occasione gettata, emblema di tutte le lasciate e perse e alla magra figura col professore che avrà pensato che sono un deficiente e se la starà ancora ridendo… represso ma soddisfatto! Scendo dal treno e atrofizzato scrivo follelfo sul finestrino, – don’t throw follelfo out of the window – inseguito da omini verdi fischianti corro a casa sempre più convinto di aver perso per l’ennesima volta l’ennesima unica donna della mia vita…ad un esame di estetica tutti c’hanno lo sguardo assorto e languido di chi pensa al romanticismo e non vede l’ora di farsi scopare o non vede perché no.
Eh sì, penso guardando la svastica al contrario simpaticamente apparsa sotto la finestra di camera mia proprio quest’ oggi, la Seconda lezione è fare per primi quello che vorremmo fosse fattoci. Terza ed ultima lezione: se volete pisciare in testa a qualcuno fatelo per poi non dovervene pentire, sbronzi o no dovete ergervi sul davanzale e fare giustizia.
-schermaschera-
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Tags: benzina, donna, esami, fuffa, negroni, prof, sbronza, scritte sui muri, svastiche
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la metà dei miti sono fregnacce: icaro, ad esmpio, mica è caduto perchè è andato vicino al sole, è perchè lo seguiva! voleva volare il giorno più lungo del mondo, poichè essendosi innamorato del tempo lo rincorreva cercando di guadagnare qualcosa, vivendo giorni più lunghi sperava di divenire immortale…ma la dieta che ti s’impone lassù a base di nuvole e di insetti, nonostante sia leggera, qualità lievemente indispensabile, è affatto adatta ad una fatica del genere…e sbatti le ali e sbatti le ali e che sbatti…sudi come se piovesse…
voleva assaj sapere se è solo colpa della notte se si dorma tanto che, continuando a ripetersi dubbi tali, mentre nuotava nell’aere, si addormentò…tanto lui era un maestro del volo, proprio il migliore, non c’è che dire, tipo che aveva letto il gabbiano jhonatan livingstone mille -ma proprio minimo- volte , lo sapeva a memoria (dicesi memoria da elefante poichè dimostrato scientificamente che un elefante sa dove trovare fino a 13 parenti(notizie utili su metro))! solo che mica aveva mai provato un atterraggio,in virate planate e in tutte quelle specialità era davvero in gamba, capacissimo nelle acrobazie da aeronautica militare ma l’atterraggio proprio…quando doveva toccare terra aveva come un gancio al cuore che gli impediva l’impatto, un’angoscia che lo appesantiva fino all’istante in cui, in un battibaleno, come una molla scattava come un marchingenio elastico…non ce la faceva…
proprio no…
ma la gente che ancora crede che gli si sieno sciolte l’ali???!!!…tutte fregnacce!! è uscito dall’atmosfera, quello sì, una volta, ma mica faceva caldo lassù, freddo come nel sahara, di notte però, infatti esausto aveva smesso di seguire il sole e gli andava incontro facendosi trasportare cullato da flussi, invisibili correnti …ma ecco che fa uno sforzo sovrumano e cosa gli succede? si sente raggelare e seppur brividi siderali lo squotano sente al contempo di stare per trasformarsi in una statua di ghiaccio… eppure i movimenti si fanno più facili.. è diventato leggerissimo…si sta per perdere come un palloncino di elio( e le storie e le storie)… e solo con un colpo di reni da rana evita di andare alla deriva e si rituffa all’ingiù, a capofitto…
dopo aver oltrepassato la scorza, i confini del mondo dove si toccano il fuori del dentro e il dentro del fuori, dopo aver attraversato d’un soffio il velo del mondo e aver rischiato di restare incastrato a vagare nel vuoto azzurro della lontananza, ecco che compie un’altra impresa: precipitando inventa le vertigini…l’explorer e quelle giostre lì tipo bungeee jumping e un tuffo al cuore sono solo i rimasugli di quella sensazione di ebrezza totale che senti l’universo attraversarti il petto…e avendole brevettate alla siae gli danno ancora una percentuale perchè ha i diritti riservati…
quando è uscito sopra le nubi, su su nello spazio dove la terra è su e la luna quasi ti travolge, e s’è congelato. non è morto perchè l’istante dopo cadendo s’è infuocato proprio come una stella cadente, per quello la gente dice che è andato vicino al sole, ma son solo fregnacce…
il primo arcobaleno l’ha fatto pisciando, pensate pisciava colorato…
pensa che è lui che ha scoperto che la terra è rotonda e gira altro che Galileo col canocchiale o i fiamminghi nel 1609, lui le macchie solari le ha viste come oceani, mediante visuale panoramica saltellitare: uscito dalle nuvole ancora in preda ai conati causatigli dai vuoti d’aria e dai tuoni che gli rimbombavano attorno e un pò scosso da scariche di fulmini (manco fossero cylum a lodi) e da moti tempestosi d’etere impetuosi, sbruciacchiato e senza fiato guarda in giù e cerca un posto dove riposarsi, che so sharm o le canarie, non troppo distante da casa che dopotutto ne aveva piene le ali di star per aria senza angiolette…senza nessuno con cui dividere il cielo, con cui sorridere e “battibeccare”…insomma voleva tornare in mezzo agli uomini sebbene li odiasse un pò così piccoli e egocentrici…
ma ecco che scopre quanto è apparente l’immobilità terrena…con un moto parabolico ed iperbolico uniformemente (se non calcoliamo l’attrito ed eventuali urti con piccioni e altri volatili meno nobili dei gas) accelerato guarda la sfiga dove finisce?
nel posto più triste del mondo, su rai due, a Roosvelt…eh si, alla fine ci hanno fatto un telefilm ma i diritti quelli non glieli pagano mica, dicono che è ‘na storia aliena…fregnacce!
elfoFlow
Il male del vezzo e della moda travalica l’aspetto vizioso, sprofondando miseramente troppo spesso nella più sconvolgente incompetenza. Il miraggio dell’autoproclamazione quindi, tende ormai a ribaltare un miracolo puro e fortunosamente isolato in un collettivo dispiegamento del medesimo atto di ingenua collaborazione verso un inevitabile impoverimento. Forse qualcuno ne fraintende la semplice origine, che non consta nel dono ma in una miserabile condanna.
Condanna all’ infinità,che si riperquote ferocemente sulla propria cruda coscienza, liberando un invisibile potere di sublime sofferenza. Un amaro piacere, cui non è possibile sottrarsi nè tantomeno adeguarsi, da cui quel perenne stato d’insofferenza cronica.
L’aumento dell’imbarbarimento della forma in contorno sta travalicando i limiti della necessarietà, arrivando ad assumere proporzioni e negligenze tali da affievolire le pur sempre presenti ricerche di nuova espressione.
L’intolleranza è un male, ma non qualora al dire non corrisponda nulla da esprimere.
frase dell’ali oggi: “non è vero che esistono gli esami fuffa… perchè sono più facili, quello si, ma i miei voti eran tutti troppo alti, gli unici giusti son quelli che non ho passato”
quando penso ai precetti di convivenza armoniosa sento salire un prurito strano alle estreme estremità e anche un po’ al centro.
saluti a te
paola
che sono anche labatesuicidato, scusa
http://nevedicarne.splinder.com/
Bella evocazione
(…) “che la fenice muore e poi rinasce quando al cinquecentesimo anno appressa; erba ne biada in vita sua non pasce, ma sol d’incenso lagrime e d’amomo, e nardo e mirra son l’ultime fasce”. Giuro che aprendo a caso la Commedia, l’edizione millelire che ho qua vicino al pc, ho letto questo passo. Ho scelto da poco questo pseudonimo, devo interpretare questo fatto come un segno del destino?
vorrei una pipa di legno, vorrei che me la regalasse la tua amica.
note.
bernabà bella evocazione, si ma quale? poi io sono ignorante bernaba cosa centra con i fenici? cmq grazie per il passaggio
vuol dire che devo smetterla con le canne e le notti in fissa sui blog!
tante belle cose, a voi, a tutti.
l’evocazione è quella del racconto, hai evocato una bella situazione, ora ho bisogno dell’ avvocato per spiegare? libero con la condizionale.
sisi son tutti belli i nostri racconti hai proprio ragione, è che non siamo abituati ai complimenti di chi cita the divine comedy, pel resto spero tu non abbia bisogno di un avvocato per spiegare il rapporto tra la genesi del tuo pseudonimo ed eventuali segni del destino…se poi fumare canne incentiva la tua bloggite non sono certo io quello che può dirti cos’è meglio fare…(per analizzare meglio la tua situazione vedi commento di terry stanconiglia n 6 sul de defecazione 2 o anche http://sophieboop.wordpress.com/2008/02/13/virus-a-piede-libero/ )
che bello! mi rispondete, vuol dire che amchio srivvo benhe! suscito qualche emozione, solo al pensiero di di sapervi dediti a rispondermi mi illumino. Che avete contro la commedia? Questo è per caso il blog di Marinetti? non credo. Magari vi è parso che io facessi una citazione per vantarmi, ma in realtà erano le sette di mattina di venerdì sera, (che frase ragazzi, rende l’idea no?) non ero ancora andato a letto e son capitato qua, ho scritto quello che mi passava per la mente e basta. Il commento di terry stanconiglia è proprio bello, l’altro link mi ha annoiato subito e non l’ho letto.
Bhe che dire, i soggetti dei racconti non sono male, gli epiloghi per me sono un poco poveri, ma la fantasia è difficile da addomesticare! infine permettetemi un’arringa. Da un passo di una “Notte d’inverno”: “Assai stanche le mie membra,si arrovellava tuttavia furiosamente la mente;dir non saprei cosa tanto affannosamente inseguisse. Forse i soliti arcani pensieri d’ uomo.”
Assomiglia di più a una terzina di Dante? o a tre battute di Bukowski?
vostro
Benerba
“La mia calligrafia mista alla merda e alla poesia”
( da “Taiotò”, canzone indy rap, di Tai Otoshi”)
Certo che non mi serve l’avvocato.
è vero che su settemila e passa visite uno veramente pirla ci può anche stare. Ma che non si risparmi nel riempire di merda gli occhi degli altri non posso impormi di tollerarlo. L’indecenza è proprio una cosa sconosciuta,a tutti scusateci per il disturbo.
Sarei il più pirla tra tutti e settemila? Un primato è pur sempre un primato. Io continuo a non capire cmq.
Mi avete attaccato, tacciato di superbia o non so; come si definisce “non siamo abituati ai complimenti di chi cita the divine comedy” ? Il mio errore è stato citare Dante, forse, ma a quanto pare non vi piace neanche la sottocultura. Fatto sta che ora sono diventato indecente.
tra l’altro ho trovato questo..
L’assenza dell’assenzio
Mi svegliai con il viso sprofondato nel pelo pubico di una sconosciuta. Avevo trentacinque anni. Come dire: “Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura…”.
Andrea Pinketts
Buone nuove storie a voi.
primate… si dice primate ma sono banalità su banalità son sciocchezze..
I tuoi errori sono citare a sproposito e ciarlare invece che scrivere… io ancora ad esempio non ho capito cosa c’entri il tuo pseudonimo con Dante, a parte il riferimento ad una nuova nascita che poco ha a che vedere con il cambiare nome…
(ma poi che genio sono a mettere una parentesi per dire quanto ho il senso della frase per rovinare l’unica cosa decente che ho scritto?)
A orpellofaceto non piace chi cita a caso, tantomeno chi cita lui, preferisce le reinterpretazioni libere e vincolanti, e non gli piace nemmeno buk, ti è andata male…
Le citazioni servono ad aiutarti a dire qualcosa, con Pinketts volevi dire che Dante è attualizzabile?
L’arringa serve a convincere qualcuno di qualcosa.
Non siamo abituati a commenti di chi cita la commedia non si definisce, è una semplice osservazione, preferivi ti dicessi mi fa piacere che il destino abbia aperto la divina commedia in un punto a caso cosicchè tu potessi citarla senza dare una spiegazione razionale? quando commento sui blog cerco di fare almeno finta di collegarmi a qualcosa, perchè non sono io l’interessante ma quello che è scritto, oppure scrivo cose a caso come quella della pipa che hanno una loro valenza estetica e non necessitano risposte lunghe come questa.
http://www.fotolog.com/scrivilosuimuri/39217359
no ma questo fotolog?
mi manca il respiro e non solo quello, annaspo, mordo l’aria a occhi chiusi cercando la tua bocca, non riesco a fermarmi ho perso la ragione ogni battito è uno sforzo inconscio, ti stringo per farti male voglio i tuoi occhi bagnati voglio voglio voglio
voglio le tue labbra storte in smorfie che ansimanti mi riempiono di brividi il collo dietro le orecchie, sentire i muscoli liberi di contrarsi nervosi in spasimi energici quasi animaleschi per poi rilassarsi e sentirli con piacere e dolcezza accarezzarti dentro
devi devi devi, non ti imploro non ti chiedo non ti ordino, ti vedo arrivare sconvolta dalla tua assurda volontà, dall’imbarazzo e da quanto sei spregiudicata, avvolta e imbaccucata in vestiti che profumano di te e di cui ti sbarazzerai più in fretta possibile
perplessa sorridi non sai che fare sei qui davanti alle parole che ti avvolgono come la nebbia delle favole ti ho invitato in un sogno che presto o tardi si dimenticherà, ti lascio per sempre così a carezzare con lo sguardo l’aria nei minuti vuoti che ti ronzano attorno e resto qui ad aspettarti, per sempre
devi devi devi spogliarti dei dubbi e lasciarti andare nella fredda fretta tagliente sul motorino bardata con mille strati eppure tremante come una foglia come il fuoco e la voglia la voglia ti scuote sentirla colare scioglierti in gocce di lava
è quasi ora: il campanello sta per suonare e mi sveglierà. colto impreparato e un’ansia da prestazione mi sconvolgerà completamente correrò per non farti aspettare e poi prima di aprirti alla mia vita in silenzio tutto trafelato e con farfalle di adrenalina rinchiuse dentro ascolterò le tue emozioni con il cuore nelle orecchie a tamburellare sulla pelle per l’eccitazione…è quasi ora che il mio tempo finisca di esser sprecato e palpiti avvinghiato al tuo
senza bisogno di parole, forse un ciao che muore in gola, non speravo che venissi davvero, se sei qui è perchè hai voglia di perderti, di me, l’immensa emozione di non sapere cosa dire e fare, la voglia che ti spegne il cervello e ti riempie gli occhi di speranza
dall’altra parte della porta la tua espressione impaziente, ti bacio subito impacciato con la bocca secca per la paura di non piacerti, ti incorono il viso di carezze vorace di scoprirti subito senza inutili parole che soffocano in gola e subito la tua aria sbarazzina e il traboccare delle emozioni negli occhi e spogliarti al freddo per l’impazienza amarti subito immediatamente perchè non aspettavi altro per bruciare l’incertezze e ogni pensiero che non mi parla di te
devi guidarmi in punta di piedi, voglio che mi fai male, voglio la tua forza violenta annullare l’imbarazzo, voglio il tuo tempo e il ritmo del tuo cuore accelerato e impertinente e scellerato, voglio il tuo sorriso negli sguardi provocanti, devi cercare i miei occhi per farmi vedere quanto godi per implorarmi di moltiplicare i tuoi orgasmi
l’occhio triste; quanto siamo disperati per cercare l’amore nel sesso e quanto dura la felicità nel respiro che torna normale ed esplorare ogni centimetro di te teneramente per sentirsi meno soli meno freddo meno stupidi
non voglio che tu goda senza sentirti completamente mia, devi sapere quanto sei mia, mio dev’essere il tuo odore i tuoi pensieri lontani la tua rabbia, il tuo corpo nelle mie mani si scioglie in desideri sussurrati, devi pregarmi di smettere di farti impazzire, devi devi devi
voglio voglio voglio te, sconosciuta candela da consumare di lingue di fiamma e morbida cera
lusinghe come baci sul collo sulle palpebre strette per sentire di più la lingua calda e il fiato rotto dal timore di non essere abbastanza delicato e poi preso da romantico furore percorrere ogni tuo centimetro e farti vibrare le labbra dallo stupore e farti tremare scossa in convulsi lamenti di inaudita dolcezza e abbandono
rispondi ai miei baci muovendoti sinuosa risponde il tuo corpo alle parole che volgari ti sussurro con la lingua nelle orecchie oltre le tue difese rispondi e godi delle mie attenzioni che ti coprono come seta sulla tua pelle vellutata, ti trasformi tra le mie dita in libera e libidinosa divinità del piacere e rispondi con un grido smorzato spezzato rispondi grida grida gridAAAAh
nel vuoto pomeriggio riempirti di turbamento, un capriccio corteggiare la porca che sei, coprire il tuo corpo di calore e brividi venirti vicino e sfiorarti e far sbocciare i tuoi desideri con la rugiada e la solitudine sotto le coperte
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAil tuo silenzio mi fa impazzire è così prolungato così profondo, sento il tuo respiro e le ciglia che affamate mordicchiano le parole che ti penetrano a scaldarti la giornata, spero che sola baci le lacrime e che ti divori la voglia, che ti corroda i pensieri che non ti faccia dormire che ti riempia di parole con cui farmi sentire quello che provi, quello che vuoi, quello che vuoi, tutto quello che vuoi
Le bateau ivre
un bateau ivre.. j’ai cette image dans la tete qui ne me quitte pas..
un bateau qui tout doussement se laisse transporter toujours plus loin,
par les vagues..
quelque chose de calme est dans l’air..
la journee se termine, les derniers rayons de soleil tochent le bord de l eau,
et lui donnent quelques reflets doux..
mais, quelle est sa destination? ou viendra-il conduit?
personne connais la reponse, mais j’aime le regarder..
..s’en allant, tranquillement..
a bientot, reveur..
et si tu me cherche, tu m as deja trouvee,
je chanterai pour toi..
cioè no, in pratica lui aveva sto brutto vizio che odiava il brutto,
e arrivato a sessantanni impigronitosi conl’età l’unica sua manifestazione di sentimento era sciupare le cose che gli parevano brutte ma che gli fossero a portata di mano soprattutto. Una volta eliminata tutta la mediocrità nella sua vita, dovette spingersi fuori dal suo territorio e cosa fece? si accanì contro il muro sporco e ingombrante, incurato con ostinanta noncuranza senza la pietà che anche lui abbandonò sulla porta di casa brandendo invece una bomboletta il meno impossibile intonata al colore del muro. Finì per bruciarsi vivo sul rogo dopo essersi sfregiato con gli specchi di casa.
come odio
quanto vorrei
come invidio
essere una macchina
non vivere mai
per sempre
sapere di avere
una memoria
capacità espressiva
solo contenuto
niente e vita
dipendenza
da alimentazione
…FAI VENIRE VOGLIA DI FARE L’AMORE…