Polivalenche.

Posted on ottobre 15, 2007

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Non doveva nemmeno chiudere gli occhi e già sognava;
avvolto nel suo mantello piumato leggero di nuvole
si calava in un mondo tutto suo, sempre nuovo.
Gli alberi, che di giorno si potevano scorgere dai vetri,
diventavano lugubri irti sentieri che dalla via principale
si diramavano quasi spuntando da coreografie di vecchi racconti.
Incubi pei quali l’ombra di tim burton vaga raminga;
erano viottole strette e anguste,
e lui le percorreva a perdifiato, entusiasta di tutte quelle emozioni
che la notte gli scatenava dentro,
che riservava a lui soltanto.

Tornava sempre col cinguettio dei più mattinieri augelli.
Quasi nn ricordava, quasi sbiadite
le impressioni che riportava non erano mai abbastanza;
ogni notte voleva esplorare di più;
Trovare nuove parole per provare a vivere e descrivere nuove strade;
non ricordava sempre le scelte che aveva suo malgrado dovuto fare
e così ogni tanto ripercorreva la stessa strada annoiandosi se non era quella giusta.
Quando tornava era, nonostante le estenuanti avventure che si era creato,
fresco come una rosa, solo aveva quel groppo alla gola,
il cappio dell’insoddisfazione della nostalgia
per quel mondo sicuramente vero, che c’era solo ad un passo da lui,
nella finestra, ad un passo dal sonno.

Ieri non ha dormito:ha fissato la finestra tutta la notte in attesa che qualcosa tornasse;
un segnale, una prova.
Polivalenche non gioca più di giorno e non ricorda come fare a balzare nell’altra dimensione,
non cammina più da sdraiato né nuota più tra le plumbee nubi.
S’è spenta la sua immaginazione; le piume sono mattoni che lo schiacciano;
la maniglia è un’ancora che l’incatena; non crede che gli alberi di notte diventino altre cose.
Sono rami, non bivi,
nn ostacoli, niente amici.
sono solo nei sogni che dimentico,
spreco il tempo. Non ho a chi dedicare i salti mortali che il vento mi spinge a fare

Polivalenche si lamenta.
Zac scrive:
Polivalenche trova la finestra chiusa le persiane sbarrate il buio l’assale. Polivalenche ha cambiato casa, non vede che lame di luce lunare filtrare.
Polivalenche non ha alberi a cui legare altalene, se bussa alle persiane che affollano la sua mente
Sente solo i gatti, e gli insonni augelli e la luce taglia in diagonale la stanza cupa.

Gloria dorme e sembra che nel sonno agitato stia facendo un tentativo,
vuole sporgersi quel tanto che basta per cadere nel mondo, fuori dalla finestra, sotto i suoi piedi
e trovare un mantello leggero di nubi, una luna, delle strade e polivalenche
polivalen che l’aspetta
ansioso
nei suoi sogni
strade intricate, parole atte all’uopo, dimenticate…
Notte.

– Schermaschera –

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Posted in: racconti