L’epopea di Robin il beniamino.

Posted on ottobre 26, 2007

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Vennero a prendermi in una bellissima notte di luglio. Era notte fonda, o al più mattino assai presto poiché ricordo ancora il cielo puntinato di stelle, velato dal tenue chiarore della luna. Ed era una notte fresca, quel pungente fresco estivo che ti sorprende appena sveglio, quando ancora assonnato cerchi qualche panno per rivestirti. È un inquadramento un po’ approssimativo, d’accordo, ma avevo ancora la mente decisamente ottenebrata dai fumi dell’alcool; quella sera, a quella sorta di festa paesana (sapete, di quelle che d’estate si organizzano praticamente ogni sera) io, il piccolo john e tutto il resto della compagnia di debosciati ci avevamo dato dentro davvero alla grande: fiaschi di vino, canti, balli, baruffe d’ogni tipo. Tutto quello che occorre, insomma, per rendere indimenticabile nonché irricordabile una quotidiana serata in allegria.

Tornai quindi a casa molto soddisfatto, e comunque molto provato, considerando che mi addormentai sul mio morbido pagliericcio in circa un quarto. E mi sembrò di dormire cinque, forse dieci, o forse meno.( Evito qui di usare ogni qualsiasi precisa unità temporale, temendo possa essere utilizzata contro di me nelle sedi preposte a tal immane compito di mutare la realtà di chi l’ ha vissuta.) Comunque entrarono: una miriade di soldati della guardia, armati di tutto punto, pronti ad immani fatiche pur di mortificare ogni qualsiasi velleitario tentativo di fuga potesse balenare al mio imbevuto e martirizzato cervello. Pensavo che avrei dovuto essere soddisfatto; una miriade di guerrieri che avrebbero potuto conquistare l’intera contrada, forse l’intera contea; ma sì, esageriamo, l’intero continente fino ad allora conosciuto, erano stati scagliati contro di me, misero ladruncolo, ubriaco e rachitico…cazzo, ero proprio un gran figo!!

Poi, in un raptus di lucidità da cui venni insospettabilmente ed estemporaneamente colto, ebbi la visione del candido volto tragico della Verità: ”Come la mettiamo ora?”sussurrava beffardamente, ”stavolta ti hanno fregato, eh?”. Maledetta brutta troia!è mai questo il modo di prendersi gioco di un condannato che è stato appena buttato giù dal suo mesto pagliericcio, ancora in evidente stato di semi-coma post-ubriacatura iper-devastante?!?

Mi caricarono su una prigione ambulante, un carro a sbarre che luccicavano splendidamente riflettendo la luce di quelle fioche stelle che ancora combattevano l’avvento del giorno. Non potevo certo restare indifferente a quest’ultima felice visione di libertà concessami, e per tutta risposta mi profusi in sontuosi rigurgiti sui piedi delle guardie a me preposte; atto per cui mi guadagnai anche una sonora dose di bastonate.

In qualità d’imputato mi recarono dinnanzi alla Suprema Corte il mattino stesso; dopo una breve requisitoria d’ufficio, fui imputato di tutti i crimini esistenti nella nostra contrada, ed anzi nutro addirittura il sospetto che ne abbiano inventati alcuni ad hoc per me: lesa maestà, offesa al suolo patrio, offesa al re e a sua santità nonché al suo lignaggio, stupro, uxoricidio (non avevo moglie), parricidio (forse un padre), crimini contro l’umanità, disturbo della quiete pubblica, oltraggio al pudore, lesto e manifesto lezzo nauseabondo (su questo nutro particolari dubbi), inganni, sotterfugi d’ogni sorta, brogli elettorali, sterminio di animali in via d’estinzione (quali dodo, panda dell’equador tigri mulatte e dai denti a sciabola), omosessualità passiva, sovversivismo di matrice anarcoide o all’occorrenza razzista, possesso illegale di arma (avevo un solo, misero arco) …E infine furto, l’unico per cui ritenevo potessi essere legittimamente accusato e condannato (avessi tempo potrei profusamente parlare dell’omosessualità passiva da cui potrei ben difendermi, giustificare maaaa…forse un’altra volta).

Il mio rapporto col furto invece nasce in tenera età; tutti, da bambini, sognano di diventare qualcuno, di essere famosi. Sentimento che col passare dei giorni cresce sempre più nutrito da un forte egocentrismo ed una voglia di esserci per davvero. E qui da noi le possibilità sono sostanzialmente tre, in questo caso: 1-sei di famiglia ottima, non ricco ma di più, cosa che ti assicurerà sicuramente un avvenire roseo, ma non elettrizzante. 2-sei di famiglia buona, ricco ma non eccessivamente, e dimostri sin dall’infanzia una particolare dote nel lustraggio dei retti anali, arte che coltivi col tempo sino ad entrare nella cerchia di quelli che leccano il culo ai più importanti personaggi del momento, entrandone a far parte per luce riflessa. 3-sei un povero cristo, ma veramente povero (come la quasi totalità della gente); tuttavia non ti rassegni al tuo stato di anonimato; in realtà non ti frega proprio un cazzo dei soldi, del potere e tutto il resto. Cerchi fama, gloria immortale, desiderio che per secoli si parli di te spalancando bocche e strabuzzando bulbi oculari. Se a tutto questo unisci un desiderio assoluto di libertà, disprezzo per lo stato delle cose e insofferenza per tutto quello che ti circonda, sei decisamente sulla strada giusta. Sulla mia strada.

Dopo anni e anni di riflessione capii quale fosse la mia vocazione, quale la formidabile strada da seguire per destare totale scalpore e rimanere un eroe immortale della coscienza collettiva: io sarei stato un ladro.Certo non un ladro qualunque. Io sarò robin, quel geniale ladro che ruba ai ricchi smargiassi per donare incondizionatamente ai poveri. Quì credo sia doverosa una precisazione, per risolvere quella che sarà sicuramente un’annosa questione.So già sin da ora che questa storia sarà mutilata, storpiata, manipolata, strumento di qualche associazione tipo chiesa, caritas, 8 x1000e stronzate simili. Attenzione!!tutte cazzate, fottute, ignominiose cazzate. Mi preme chiarire che la mia non fu né una decisione presa a scopi umanitari, nè per il bene dei poveri, tantomeno per l’amore del volgo. Io feci tutto per me, puro vanaglorioso narcisismo, semplice amore dell’atto in sé, non dei suoi effetti. Pura soddisfazione di un ego smisurato. Estetismo a livello d’empireo. Gloria imperitura per una vita volta alla costruzione di un mito perenne. Spasmo esistenzialmente isolato.

E così crebbe sempre più la mia fama presso gli uni e gli altri, direttamente proporzionale alla taglia stabilita per la mia cattura e o testa. Fino a quella notte\mattina che soffusamente già ho riesumato. Facilmente spiegabili quindi le mie condanne: tortura, pubblico vilipendio, impiccagione.

Dopo qualche tempo passato tra una putrida e oscura cella, ed un’ancor più putrida e oscura sala torture, arrivò il giorno prestabilito per la mia fine.Più della mia morte, di cui un poco ero senza dubbio dispiaciuto, mi ferì il pubblico vilipendio. Vero è che la folla di pezzenti era stata probabilmente costretta, minacciata, fors’anche retribuita per offendere la mia persona; di certo però non si risparmiarono, né ebbero alcun ritegno per la palese mia diffamazione (bastardi, ancora quel maledetto richiamo alla mia presunta omosessualità passiva!). Però in fondo era una bella mattinata per andarsene: bel sole, bel cielo, bel panorama…begli amici!!

Mi apposero il cappio al collo, mi impedirono di esprimer un ultimo desiderio e come un lampo

Per evidenti motivi di morte improvvisa, l’epopea del nostro beniamino Robin si interrompe qui. Tuttavia un racconto non può certo finire mutilato, ed è in qualità di supervisore che mi accingo a terminarlo. Potrei raccontarvi di un magnifico cavallo bianco con ali infuocate ed un unico corno dagli inimmaginabili poteri che intervenne a salvarlo…
Ma preferisco l’atroce verita: robin morì tra atroci ed immani sofferenze per lo scarso funzionamento del cappio, assumendo in viso almeno sei tonalità di blu differenti.
Il suo corpo fu poi dato in pasto ad un branco di cani vagabondi quale avvertimento a non imitarlo.
– orpellofaceto –
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Posted in: racconti