De defecatione#2 [una narrazione.]

Posted on novembre 9, 2007

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Tento di aprire gli occhi, ma sento le palpebre appiccicate l’una all’altra; cerco a tastoni nel buio la sveglia sul comodino, eppure non riesco neppure a stendere il braccio. Come chiuso, serrato in una bara. Sono chiuso in una bara sepolto vivo, almeno tre metri sotto il livello del suolo; sopra di me due figure indistinte nella nebbia ripongono le pale e s’accendono una sigaretta. Apro gli occhi.Una luce accecante proviene da sopra di me, anche le orecchie mi fischiano; si, sono pronto. Ecco la sublime visione di estetica valenza. Una sacra apparizione.

Solo un secondo, poi capisco che la luce proviene dalla finestrella aperta giusto di fianco a me, e che mi trovo disteso su un pavimento di piastrelle marroni. Piastrelle marroni? Mi ritrovo abbracciato ad un water bianco, che uso come cuscino, disteso su un letto di piastrelle marroni. Come un ronzio nel cervello. Più che un ronzio una grancassa battente di un qualche gruppo heavy. Oppure una traccia degli infected mushroom.

Arrampicandomi sul cesso, arrivo allo specchio. Scorgo l’immagine che vi è impressa, e vedo delle mani tastare un viso. Sul viso gli occhi spenti e verdi, e sugli occhi delle occhiaie. Sotto gli occhi, invece, la barba, rada e incolta. Mi do uno schiaffo. Provo dolore, quindi sono sveglio, e ancor meglio sono ancora vivo. Il bagno è spoglio, sporco e freddo. Ed ha le piastrelle marroni. Il mio stomaco mi suggerisce di essermi sbronzato ieri sera e, probabilmente, anche le sere precedenti; la tosse catarrosa mi indica di aver finito le mie Lucky Strike e un fastidioso knock knock alla porta mi suggerisce di non essere solo in casa.

Mi accorgo di essere in boxer mentre apro la porta. Un ragazzo di un’età imprecisata dall’improbabile pizzetto ed una valigia in mano mi guarda sfoggiando un sorriso alla Gerrie Scotti.”Ciao sono Arturo, chiamami Frangio” mi dice Gerrie Pizzetto.

“Piacere” rispondo continuando a fissare il pavimento marrone. Ma chi può aver scelto il colore di queste piastrelle? mi vedo la scena. Una elegante donna milanese, di quelle con gli occhiali da sole a specchio e la messa in piega bionda, discute con il marito per la scelta del bagno: “Sai caro, questo marrone n.125terra concimata non mi soddisfa, secondo te si abbina meglio questo n097scarti intenstinali?”

Quando sbatto le palpebre capisco che Gerrie Pizzetto sta continuando a parlare; fortunatamente mi sono svegliato da troppo poco per comprendere cosa farfuglia, così mi limito ad assemblare pezzi di frasi, un’operazione molto meno faticosa. “Giorgio mi ha dato le chiavi… Mi hanno parlato di te…cercare un lavoro… Prima volta a Milano… Sai, sono il ragazzo della tua ex. Laura; hai presente?”

“Mi hai detto che sono l’ex della tua tipa?”

“Si, sai ci siamo conosciuti…blablablabla…Un viaggio lungo…Dove posso mettere le mie cose?”

Chiudo nuovamente la porta del bagno e finalmente davanti a me vedo solo legno scuro. Marrone, anche quello. Come le piastrelle. Penso in tutto questo marrone di dover liberare le mie ultime scorie della serata di ieri, lo penso seduto sulla tazza del cesso, lo penso mentre Gerrie continua a parlare al di là della porta.

“Ho sentito che anche tu sei senza casa e che sei qui solo per un po’di tempo. ti dicevo prima che ho visto Giorgio e mi ha spiegato che ora in casa ci sei solo tu, però per poco che è probabile che qualcun’altro venga su entro breve”

“We all live in the yellow submarine”

“Cos’hai detto che non ho capito?”

“Niente. è stato Paul Mc Cartney”

“I Beatles, già… anch’io quando suonavo la chitarra…le serate sulla spiaggia…avevo un gruppo…ora però sono un cameriere…blablablabla…te l’ho già detto che cerco un lavoro?” continua ad emettere suoni la bocca che sta parlando fissando una porta chiusa.

Scelgo di smettere di ascoltare anche i pochi fonemi che il mio cervello filtra e capisco all’istante che devo cercare un letto su cui dormire da qualche altra parte.

– O0piate –

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Posted in: racconti