Vita d’un dialogo volitivo.

Posted on dicembre 5, 2007

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Sapete, solitamente si costituisce stupidamente così; una notte qualunque, poniamo di un 17 giugno, di un anno a piacere, per nostra convenienza il 1815. Una fredda terra lontana, nordica, come paesaggio. Ed ecco un piccolo ometto dall’aria assai fiera che subito ci si disvela tutto solo, seduto ad un bel tavolaccio; una lampada ad olio, fogli sconnessi, un bicchier di vino pressoché vuoto che, dal profumo, richiama i vigneti di Borgogna. Atmosfera. Con la mano nel panciotto, il solitario condottiero beve bicchieri di chabertin, mescolandoli a mirabolanti piani di battaglia, a figuracce invernali, ad altri bicchieri di chabertin. E a quella bellissima polacca che gli ricorda la sua gioventù in terra italiana, teatro delle sue avvisaglie di trionfo; lei gli aveva discoperto il pieno potere dell’erotismo, lei gli aveva dispiegato l’ingegno verso l’assoluta volontà creatrice di gloria. Ah, quali deliziose fantasmagoriche congetture…quasi fosse il padreterno! La qual solitudine era una costante d’ogni vigilia, un desiderio inoppugnabile cui nessuno ardiva pensar di sottrarsi. Immaginate quindi quale possa esser la sua sdegnata sorpresa quando s’avvede della presenza di un giovane dietro di sé, e sorprendetevi ancor più nel leggere che in realtà sul suo viso si stampa un sorriso di compiaciuta colmata aspettativa…

“ecco un uomo, era da tempo che vi aspettavo; brindate con me?”

“Beh, sapevate che prima o poi sarei venuto. Un brindisi al nostro incontro allora!”

“Orsù, ditemi a cosa devo l’onore della vostra visita…non capita certo a tutti d’incontrare il proprio Destino” “Sapete, avrei voluto incontrarvi in circostanze migliori”

“Ve ne prego, non abbiate quell’aria cupa. Non potete certo turbarvi del vostro agire. Non è nella vostra natura farsi degli scrupoli, menchemeno per un guerrafondaio quale io sono. A proposito, che si prova ad esser il destino di un diabolico mascalzone?”

“Vedo con piacere che ostentate ottimismo. Però non dimenticate che quando si ha un ruolo come il mio non si giudica il proprio assegnato. Sapete, il destino non approva parametri umani.” “perdonate la mia ingenuità. Però sappiate, non son abituato a ragionamenti così sconfinati. Sono un uomo del mondo, figlio della storia, esaltato da manie di protagonismo”

“Di certo molto solo. È anche per questo che son venuto da voi”

“La solitudine, presso di noi è un sentimento debole. Tutti in qualche modo sono soli. Ho uno stato che mi adora quasi fossi un dio, mezzo mondo in pugno. Eppure sono il più solo tra gli uomini. Ma non ne faccio vittimismo”

“A proposito di Dio…”

“Immaginavo non potessimo esimerci dal parlarne…è come tralasciare la figa per taluni infoiati, o il caleidoscopio per altri. Che volete che vi dica? La terra mi brama, il cielo mi respinge. Gli uomini sono il mio mondo, e vorrei poterne diventare il dio. L’impero degli uomini in terra contro la schiera delle creature celesti, lotta impari ma senza dubbio più affascinante del prostrarsi miseramente al solito sempr’uguale tramonto”

“Perché, credete di dirmi certe cose, e convincermi che realmente ci credete? Perché sperare di potervi convincere, di sottrarvi all’ineluttabile?”

“Vedete, lo avete detto voi prima; il Destino non approva parametri umani. Lo spirito di ribellione che ci anima, l’inutile aspirazione che banalmente perseguiamo è in realtà la vita stessa; così poi subiamo metamorfosi e ci alziamo sì tanto da esser al di sopra del tutto e scagliarlo violentemente nell’abisso. Si, è il coraggio della follia allo stato puro, però senza dubbio divertente.” “Divertimento? voi fate tutto per divertimento. Fortunatamente non riesco ad immaginare il ribrezzo che possa scaturire da quella coscienza che troppo poco spesso appellate.”

“D’altronde la frustrazione fa parte del gioco, è un elemento ineludibile. Ma non credo di dovervi insegnare come funzioni.”

“In effetti per un Destino, la vita dell’uomo non è che poca cosa, le varianti fanno parte del lavoro. Ciò che non si capisco è tutto questo vano ardore. Raro a dirla tutta.”

“Il che dovrebbe darvi l’idea del suo valore. Poi c’è l’amore. Ma tralasciamo, ve ne prego.” “D’accordo, come preferite. La vostra scaltrezza è encomiabile”

“Lussuria se preferite, è come la passione per i cavalli bianchi”

“Magnifici esemplari, senza dubbio”

“Gradite dell’altro vino? Non fate complimenti..”

“A dirla tutta l’ho accettato per cortesia, ma come immaginerete, non ne ho bisogno. Spero non vi offendiate”

“Assolutamente. Capisco le vostre ragioni; è che bere con un buon compare mi reca assai più gusto. Come preferite.”

“Domani perderete. Sarete sconfitto, per sempre stavolta. Così è deciso.”

“Ecco finalmente le cattive circostanze cui accennavate, situazione certamente eroicomica…” “Direi piuttosto tragicomica, senza saccenza beninteso”

“Veramente pensavo al destino del mio nome, in questo caso. Potrebbe entrare di diritto nell’olimpo della nomenclatura cagnesca…non che io abbia nulla contro i cani, non sono uno di quei fanatici da sterminio. Amo tutti pur non rispettandone nessuno, va da sé.”

“Sentite la pioggia? Domani si mescolerà alle vostre lacrime, bagnando le vostre maledizioni. Vi aspetta una giornata impegnativa, dovreste prepararvi…”

“Già. Una volta, da giovane, salii su un albero, e strappandomi capelli imprecai contro ogni cosa riuscissi a pensare. Spero solo in una deserta isola lontana. Non sopporterei la vicinanza di ignobili sguardi di scherno. Anche se c’ è da tener presente che gli inglesi hanno uno humour decisamente tutto loro…”

“Sembrate fatto apposta, e continuate ad ostentare quel solido ottimismo. Perché?”

“Beh, voi siete un destino decisamente simpatico. Non ho tempo per lagnarmi, forse ne avrò anche fin troppo. Poi son troppo ubriaco per esser malinconico, e troppo stanco di sfidarvi. Desideravo la fine, e stasera pregustavo la vostra venuta. Mi è cosa assai più lieta la futura dipartita; ora non desidero altro. Non desidero altro che diventare lo sbiadito sogno di un sogno, misera ombra di un’ ombra. Poco più che il delirio di un povero idiota, maledettamente idiota. E prendere quel tram, quello che passa senza dio dentro…”

– Orpellofaceto –

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Posted in: racconti