in via d’estinzione

Posted on dicembre 29, 2007

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Ancora due minuti e soffoco su sto tram dell’ora di punta, mi sfilo la maschera per respirare, spero nessuno mi noti, spero che l’assurdità della situazione non crei preallarmi.Un bambino mi squadra e ride tirando il braccio alla mamma, signora non guardi che è meglio per tutti, con tutto l’odio che c’è le fai abbassare lo sguardo, capisce che hai una missione.

Non ho sbagliato ad usare le persone singolari, siamo in due, le coppiette danno meno nell’occhio e, per portare a termine il compito per cui fummo forgiati, l’anonimato è ciò che può determinare il successo o il fallimento. Sotto la maschera paventiamo due fazzolettoni verde lega, perchè noi ce l’abbiamo duro.

Arriva la fermata prestabilita, mando affanculo il bambino, gli faccio pam pam con le dita e lui piange, generazione di smidollati. é per dare una lezione a loro che abbiamo avuto l’idea di questa tragicomica messinscena, ma non lo sapranno mai, penseranno sicuro che eravamo semplicemente folli. Come se fosse semplice.

Le maschere ben calcate sul volto, le mani nelle tasche di pelo, un po’ goffi avanziamo tra la gente, calamitando l’attenzione ci creiamo un corridoio tra la folla di giornalisti e perdigiorno radunatisi in piazza san Babila. Ed è lì, nel mezzo dell’odiata massa, il nostro obiettivo, le dita nervose a stringere il metallo nascosto dal costume, sembriamo innocui: nessuno crederà di aver assistito ad un esecuzione. Due spari veloci senza silenziatore. Corona cade giustiziato da due panda con un fazzolettone della lega bene in mostra.

Dicono che ci sia silenzio dopo uno sparo, dopo due c’è un inferno: grida, confusione, qualche applauso, poi solo il canto delle sirene. Non speravamo di fuggire, la nostra azione dimostrativa era solo agli inizi. L’ultimo sacrificio era appena cominciato quando ci immobilizzarono e ci portarono via tra le ovazioni manifeste di giubilo degli astanti.

La polizia tutto sommato ci trattò bene, ci lasciarono le maschere fin dentro la questura dove, una volta tolte, ci ringraziarono personalmente per aver punito quella capra di Corona anche da parte loro. Riuscimmo a stento a mantenere l’anonimato indispensabile per completare la nostra battaglia.

Ancora in costume ci scortarono nei sotterranei angusti, dove sapevamo che avremmo incontrato l’innocente Azouz, incarcerato ingiustamente, a cui dimostrammo la nostra solidarietà ammazzandolo di botte e infilandogli i suoi stessi talloni nel culo. Quel maiale guaiva come se gli piacesse, solo quando si accorse che non c’erano telecamere a cui poter vendere le sue lacrime e idioti a cui vendere cocaina si arrese e gridò “vivrò per sempre nelle pagine del mio libro”.

La ferocia con cui i due si accanirono nel torturare quel verme palesò agli inquirenti che il vero obiettivo era proprio il secondo e ciò venne messo agli atti, ad aggravare la già contestata premeditazione. Il giorno dei processi fuori dal foro v’era una folla in delirio ad acclamare i due panda che, accusati di terrorismo verde misto ad estremismo ambientalista e ad un enorme senso di giustizia, si sarebbero difesi ricorrendo a perizie psichiatriche che avrebbero genialmente falsato.

Ma il loro dovere era pagare per l’inazione e l’apatia del volgo, loro erano solo un’emanazione del Grande Capro Espiatorio, avevano fatto quel che andava fatto ed intendevano andare fino in fondo. La lega in tutta questa faccenda non ci faceva una grande figura, e i politici colsero la palla al balzo per mettere al bando quella massa di esaltati potenzialmente pericolosi che ce l’hanno molto duro, forse troppo.
Il fanatismo di questi due antieroi moderni venne esternato dal più attraente dei due (gli eroi son tutti giovani e belli) al grido di “bruciate i loro libri, porco dio!”

P.S. a tutti coloro che si dovessero chiedere perchè io condanni le persone di merda e i loro libri a priori senza averli letti, un cordiale fanculo.

 

schermaschera-

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Posted in: racconti