Muri

Posted on febbraio 10, 2008

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Sai quando chiudi le persiane e spegni anche la radio che rimane proprio solo un led aranciognolo sfocato? Ecco- mi sveglio di pessimo umore nel buio, dal silenzio ermetico di cui è piena la stanza emerge un vocìo di dentro la finestra da dietro la persiana, un vociare insistente e fastidioso che perfora il cuscino che mi schiaccio sull’orecchio a difendere i miei sogni, barriera a cui mi aggrappo per non cadere, non voglio che lo schermo si spenga aprendo gli occhi. Un suono stridulo e vibrazioni acute di sguaiata allegria mi strappano dal limbo che c’è tra i primi due battiti di ciglia peggio di un’odiosa sveglia, ho l’impulso di aprire di colpo vetri e tutto e di pisciare in testa a chi sta sotto ma lo stomaco urla, pretende attenzioni e me lo vieta, la solita sbronza che ogni volta è sempre peggio esige le debite precauzioni, prima di tutto tachipirina, per ovattare il mondo fin dalla mattina. Bè dimentico di quelle risate mi accorgo che il buio ti dona l’eternità, e che il buio è un isolante, ti lascia sospeso in nessun luogo ad ogni istante… dico è sempre notte ma non sai mai che ora è, potrebbe essere già tardi. Cazzo di sicuro è tardi, è sempre tardi.. mi fiondo fuori dal piumone in cui mi sono avvolto tipo sacco a pelo e vado in uni a dare un altro esame.oink/fuffa. Non riesco nemmeno a ricordarmi il titolo del corso, ma so che parlerò di precetti di convivenza armoniosa, lo so nel momento in cui arrivo fuori dall’aula saltando tutto il viaggio grazie alla riserva di sonno che metto sempre tra i libri e sono tranquillo, calma piatta, menefreghismo a scudo di ogni delusione. Eccoci, fino a un minuto prima niente, anzi ero un leone che tanto chissene, fotte sega yo, è solo nell’istante prima che chiamino il tuo nome che ti cedono le gambe, un cagotto pauroso di ansia che tremo solo a pensarci. In attesa del supplizio cerco subito gli occhi di una tipa b e l l i s s i m a, si ma? lei li si ritrae imbarazzata nel suo guscio invisibile. Prima lezione: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te…” inizio subito a broccolarla si vede che ci sta, ignorare il bello è mancanza di cortesia, l’indifferenza è peccato, finisco per parlarle del Mio blog delle Mie ambizioni e del bisogno di pubblicità ancor prima che di pubblico, inizio a giustificare l’invadenza della mia campagna infestante mirata di sistematico mirabile advertising su ogni muro e finisco farfugliando che mi manca solo una ragazza immagine bella esatta come lei.Mi perdo nelle mie ciarle –“sono un imbianchino non un pittore…”- “gli adesivi sono più cool di banali scritte” -“cosa ne pensi delle multinazionali?”- Quando finalmente è il mio turno: “Negroni??” – mi chiamano – “sbagliato” – rispondo – “con due enne e senza ghiaccio” : bocciato – strano, parecchio strano, anzi davvero pazzesco, nonnemmeno riesco a capacitarmi…–. Esco affranto e deluso con un senso di colpa che mi grava sulle palpebre sul baricentro e sui coglioni ecco lì soprattutto, non ho il senso del limite io, né dispongo di buonsenso, in compenso ho sviluppatissimo il senso del tragico.. così mi abbandono in lacrime quando, in corridoio, non la trovo…Vessato dal fato…manco fossi rimasto sotto torchio a lungo: prima domanda: “mi parli della verità!” – “perbacco nientemeno! Bè per dirla con parole mie…silenzio imbarazzante…non ho certo studiato abbastanza…silenzio imbarazzante… Bè arrivederci” Solo più tardi, mentre vado a casa, la rivedo sciogliersi in lontananza con lo sguardo perso in quello del tipo che hanno interrogato prima di me, nemmeno trenta e lode quel pivello…Cristono, cristono e ancora bestemmio le circostanze avverse e perdipiù sono sicuro che se non avessi provato l’esame ma fossi rimasto fuori a broccolarmela adesso…la sospensione indefinita : se mia nonna pisciasse benzina…se nessuno andasse a votare…se venite di qui se venite di qui…Tutto il viaggio di ritorno verso il buio della mia camera a ripensare all’occasione gettata, emblema di tutte le lasciate e perse e alla magra figura col professore che avrà pensato che sono un deficiente e se la starà ancora ridendo… represso ma soddisfatto! Scendo dal treno e atrofizzato scrivo follelfo sul finestrino, – don’t throw follelfo out of the window – inseguito da omini verdi fischianti corro a casa sempre più convinto di aver perso per l’ennesima volta l’ennesima unica donna della mia vita…ad un esame di estetica tutti c’hanno lo sguardo assorto e languido di chi pensa al romanticismo e non vede l’ora di farsi scopare o non vede perché no.

Eh sì, penso guardando la svastica al contrario simpaticamente apparsa sotto la finestra di camera mia proprio quest’ oggi, la Seconda lezione è fare per primi quello che vorremmo fosse fattoci. Terza ed ultima lezione: se volete pisciare in testa a qualcuno fatelo per poi non dovervene pentire, sbronzi o no dovete ergervi sul davanzale e fare giustizia.

-schermaschera-

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Posted in: racconti