Per ingannare il tempo

Posted on marzo 30, 2008

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Dacchè troppo spesso e frequentemente è il tempo ad ingannarvi, mi propongo, senza secondi fini, di accompagnarvi in uno sventato e ardito ragionamento con il quale vi condurrò, se vi permetterete di percorrerlo senza remore nè preconcetti, ad obliarvi in esso fino a scordare l’eterno metronomo sprofondandolo affogato nel Lete.

Obiettivo: sedare l’omino che sta al computer nel vostro cervello, quello che calca il palcoscenico dietro il sipario che vela i vostri occhi, lo farò calare in un limbo abissale in cui echi antichi di ditirambi rimbombano tra i timpani nell’anfiteatro dolby surround della vostra mente. Se altri vi guidò nella selva di sfere stereotipate di ciò che vi hanno imposto come vizi e virtù io vi dò una traccia, orma dell’ombra che mi perseguita, la ricetta di uno stratagemma per ignorare fino ad escludere quello scrosciante mormorio incessante, stridulo acuto et gravoso fardello che opprime e d’oro incatena lo spirito vostro. Financo voglio chiudervi a doppia mandata nell’angoscia in voi stessi sicchè possiate affogarvi quella favella che instancabile vi assilla, soffocarvi la voce dal buio eterno dietro che avida e vorace rammenta cantilenando ad ogni secondo un secondo in meno. Preparatevi, tenetevi strette le vostre care vecchie cattive abitudini, strette fino a fare male e lasciatevi nel vuoto, perchè è nell’ozio più totale che ci raggiungeremo.

Ancora un anelito, uno spasmo quasi involontario mi fa sussultare, ogni possibile azione in un tremito mi schifa, conato cosciente di un falso proposito, mi disgusta la stessa inedia in cui mi sprofondo e la reazione è uno scatto che i nervi trasmettono in un brivido. Un nodo alla gola m’ingolfa d’odio verso me stesso, la noja mi stritola ma rimando svogliato l’impegno impellente, bisogno di fare qualcosa, di superfluo, nemmeno uno stimolo mi scuote dal torpore apatico in cui mi lascio rinchiuso, solo il barlume di un verso a riportare la rabbia a fior di pelle, uno sfogo catartico, in un attacco di nevrosi mi contraggo impulsivo. L’insoddisfazione compressa nel senso di vuoto che mi lascia attonito a bocca spalancata protesa ad afferrare in un bacio il niente che mi scatena un’acquolina sadica di acido, eppure per inerzia non riesco a placare la voracità dello sguardo che pesca nel vorticoso limbo senza tempo dell’immaginazione che corre corre corre sempre più forte…

si beh anch’io parlo da solo talvolta, sì, ma cosa diamine sto leggendo? mi sento una cavia in un esperimento invadente e nessuno ha chiesto il mio consenso, adesso stacco lo sguardo…va beh, non mi farà dire che sono un pirla a meno che anche lui l’abbia pensato… è il paradosso dello stronzo che scrive scemo chi legge, ma quanto è malato sto tipo che parla di sè in terza persona nella mia testa? cosa vuole ottenere? almeno dicesse qualcosa…

sono l’attore, che si svela in una specie di psicomonologo silenziosamente interiore ma invero al contempo esclusivamente pubblico, come se mi stessero facendo rileggere un copione, lasciandomi lo spazio per immaginarmi d’essere al contempo lo scenografo il coreografo e il pubblico, o seguire una traccia incisa su di una stele antica, un percorso eroso diluito dal tempo eppure già battuto e riavvolgibile che ogni volta ha il potere immenso di suonarmi divino con una tonalità sempre diversa,una melodia sulla quale lasciarmi libero di ricamarmi qualche pensiero Mio, mi pare di sentirmi la Sua voce, la voce del qualsiasi lettore e quella del regista si sovrappongono in uno scambio di ruoli che è una danza per gli occhi. Si perde sempre di più nel chiunque ad ogni modo se solo riuscissi dunque a fermarmi dove vuole ovunque perché vuole farmi sapere di avermi riempito di getto senza virgole come senza prender fiato per non essere trascinato fino in fondo precipitare con lui nell’abisso impossibile di una scelta passata che abbia pensato ad ogni possibile reazione, che voglia confondermi?

“sei uno strumento”

lapidario e senza un contesto

ma anche no

 

-schermaschera-

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Posted in: racconti