Passando

Posted on agosto 24, 2008

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Su di un ponte,

errore manifesto. Travasando storie, lacrime screziate d’ un candido mattino. Sguardo fisso, vuoto nel guado , lezzo immondo e fanghiglia putrescente. Il rospo, re della palude ben se ne allontana impotente.

Addio Hellequin, sprofondi la cartapesta traditrice. Oramai troppa la disillusione. Lancio indeciso, la maschera fluttua dolcemente, trasportata da lievi correnti, come a volerne impedire la lenta agonia. Troppo traditrice, lei quanto la platea. La tragedia è la più naturale delle fini scontate; pur credendo per quanto possibile alla leggerezza della grande rivalsa.

Troppo invidiosi, tu come gli altri della povera redenzione: in potenza agognando la sofferenza senza cognizione del resto, ma affidandosi alla naturalezza del complesso d’ irrisione; la forza del beffardo e la liberazione del ghigno malefico trovano accoglienza nel tuo cuore spaurito che urla pietà perché incapace, famelico.

Anni lavorando per loro, hai venduto l’essenza. Ma quanta allegria! In principio piccolo pubblico, pochi intimi, intimità d’espressione unito a fervore applicativo…Il refrain…

Sviluppo del tutto, poiché nel riso c’è chi crede davvero. Serate, verdegrigiando sul tavolo ogni battuta viene accolta con melense accondiscendenza degna d’un vorticoso circolo di bile: beh, almeno questa è una scusa accettabile…

I’m gonnna love you tilllllllllllllllllui ti ha fregato….Come cazzo era?

Massa pulsante, elettrica, elettronica, nevrotica, nevrosi, narco sterco stilizzato grigio senza verde budino immacolato gridando pietà perché alla fine aveva anche lui bisogno dei suoi ghirigori.

Un rivolo d’acqua comincia ad espletare la condanna, infiltrandosi lenta ed inesorabile, senza fretta , come ad una sterile processione dietro ad un immenso cero decorato con motivi incompresi, poi un crocifisso, il pio conduttore, una sequela di vecchi vecchie veccchissimu, bagascie e bagai, tutti mescolati in un unico immenso carnevale, riuniti sotto di te per ridere della tua artificiosità. E te ne compiacesti, vedendola più aspra della ruggine.

Piangendo lacrime amare nemmeno potendo rinnegare…the end of , poi ci và bene qualsiasi cosa. In certi casi è necessario essere solo un po’ apocalittici, integrando con qualche concetto ampio e disinvolto, che dia poco da pensare perché d’ impatto circoscritto.

Anche nei cimiteri ci sono fiumi? Di sicuro non ponti, porte forse. Tantissime porte che aspettano solo di essere richiuse. I morti sono gelosi dei loro segreti, mica ci si sacrifica invano.

Stai sprofondando con lei, anche perché darle così ignobile fine non fa altro che testimoniare la tua ignobile vigliaccheria. Ecco perché mi lancio su di lei correndo il rischio di annegare pur sapendo di poter camminare sull’acqua, e con del rame tra le mani traccia stupendi ideogrammi nell’aria, che cerco di racchiudere in piccole ampolle crepate dal tempo. Schifi ferocemente quei petali d’armonia, e fai bene poiché altro io non sono che il grigio scherzo infelice d’un sospiro vetroso, verdoso merdoso.

Stars ci sta un gran bene, mentre uno sorge e l’altra affonda. È romantico quanto basta, abbastanza indefinito, sempre in voga. Era l’ ultima sua scenografia, sottofondo luminoso al triste ritiro.

L’epopea del grottesco è giunta al termine, annegata tra alghe e marcio terriccio, e nulla potrete farci per risollevarla, perché il comandante s’è sacrificato insieme al suo mezzo con un cappio scintillante quale corona.

Danzano su fredde pietre i testimoni restii, lieti di accogliere un nuovo imbecille alla propria corte, ed il loro freddo respiro ritma il tetro gorgogliare dei flutti, che inesorabili obliano anche il ricco piumaggio.

Grida d’odio e d’amore si mischiano in un confuso ronzio, ed echeggiano i fischi che spesso la platea incurante riversava sul tuo povero capo chino.

Presta o tarda, giunge comunque sempre intempestiva.

Gole secche, giù il sipario.

Orpello_faceto

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Posted in: racconti