Mistica di una comunicazione di servizio

Posted on luglio 22, 2009

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Follelfo non è morto; è working-progress.

Dopo un lungo periodo di sofferto travaglio, abbiamo scovato l’ingresso di un labirinto tra infiniti campi di mais. Eravamo tra Tavazzano e Melegnano, nei pressi di un fetido fiume ronzante. Le spighe  risuonavano al vento mattutino e sembravano disegnare strane figure irregolari, quasi irreali. Non erano disposte secondo rette file geometriche, ma creavano elissi e spirali in moto perpetuo tra le quali, a fatica, trovammo un sentiero melmoso infestato da zanzare e pappatacci. Non mangiavamo da giorni, ma non per questo soffrivamo di spiacevoli allucinazioni, né temevamo allucinazioni, per quanto spiacevoli; ingannevoli, piuttosto. Eravamo consapevoli di essere semplici esistenti, persi irragionevolmente tra spighe di mais le quali sprezzanti ci sussurravano queste parole:

 Turning and turning in the widening gyre
 The falcon cannot hear the falconer;
 Things fall apart; the centre cannot hold;
 Mere anarchy is loosed upon the world,

Fu allora che, improvvisamente, ognuno di noi si rese conto della direzione in cui ci stavamo muovendo, stavamo ricercando il punto in cui tutte le linee si incontrano e, congiungendosi, ripartono. Alcuni tra noi vacillarono, altri inciamparono e caddero, altri ancora impazzirono sentendosi urlare. Restammo in pochi, stremati e piagnucolanti, ma decisi a raggiungere la meta. Fu per questo che vedemmo sorgere dal fango un cadavere sfregiato con in mano un otre di vino. Costui, affatto curante della nostra presenza, intonò stonate note che sembravano risuonare di echi trecenteschi. Disse di chiamarsi Cecco e d’ardere come il foco.

Quella voce fece tremare la terra e le nostre membra. Il sudore ci colava sugli occhi, mischiandosi alle lacrime amare sgorgate a causa del possente rimprovero altomedievale. D’un tratto però, il rimbrotto gli soffocò in gola ed egli cadde come corpo morto cade. Ci scoprimmo allora ai piedi d’un grande albero, alto e forte; la corteccia bruna si disponeva in placche irregolarmente rettangolari, e avvolgeva il fusto, ramificato in fronde possenti e nodose.

Fu in quel momento, sepolti tra spighe di grano, che capimmo le parole del saggio vetusto che tradusse e banalizzò vecchie teorie continentali: “I am nothing, I see all”. Fu in quel momento, dinnanzi al tronco maestoso, che comprendemmo ciò che le laide parche hanno sempre tessuto in nostra vece. Mezzi uomini, mezze divinità, purgati nel campo lombardo per assurgere ad una nuova consapevolezza, trovammo la forza di superare l’ozio molesto e di innalzare l’ingegno.

Agli albori di settembre Follelfo pubblicherà il numero zero della rivista. Sarà grande, colorata e disponibile in pdf; un evento imperdibile. E, con la vostra partecipazione, sarà il primo di una lunga serie.

Nello stesso periodo (precisamente il sette, dieci e quattordici settembre) Follelfo inaugurerà il primo turno del torneo di racconti Wimble.doc. Otto blog letterari si sfideranno a colpi di inediti per il giubilo del pubblico in festa. Questi i nomi delle riviste che alletteranno il vostro prossimo autunno: Catrame, Colla, Ernest, Finzioni, Inutile, MRT e, ultima aggiunta, Lamerotanti.

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Posted in: racconti