Cadaveri squisiti

Posted on aprile 11, 2011

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Accovacciato sul bordo del marciapiede sorseggiava il vino rosso del discount, ventisei centesimi al litro. Rosso era il nome, non il colore, in realtà poco più che rosato. A differenza del cappello, di un bel rosso acceso. Glielo aveva messo davanti la signora, il giorno prima. Una cliente abituale e taciturna. Glielo aveva sventolato davanti esortandolo in malo modo a prenderlo, precisando che non gli avrebbe dato altro. Lui aveva a lungo scrutato gli occhi chiari dell’anziana donna, prima di allungare una mano e prendere il cappello. Lana. Lana vera, non un prodotto chimico derivato dal petrolio. Pelo di pecora cardato e tessuto. E poi, certo, dipinto di rosso con colori chimici. Cento per cento lana.

La signora l’aveva incontrata qualche anno prima nei pressi dell’Opera, la sera della prima. In quell’occasione sceglie sempre una posizione un po’ defilata, appena oltre l’angolo del fiero edificio. Lungo la facciata transitano degli energumeni incaricati di far rispettare l’ordine, come se il reparto geriatrico che si riversa in teatro fosse composto da facinorosi e black blocks. Appena oltre l’angolo si stava tranquilli. Da lì passavano quelli che non sarebbero stati fotografati dai giornali. Quelli che, anche se facoltosi, non lo erano abbastanza da essere anche famosi. Quelli che riconoscevano la realtà, quando se la trovavano di fronte. Alcuni gli allungavano qualche spicciolo, senza guardarlo negli occhi. Alcune signore anche una banconota da cinque euro. Lo riconoscevano senza vederlo. Giungeva dalla direzione opposta, anche lei di fretta, anche lei in ritardo.
Lui correva tenendosi il berretto con una mano e i pantaloni larghi con l’altra. Era talmente trafelato che arrivò dal lato sbagliato e dovette aggirare la folla che si accalcava lungo la facciata. Ricchi, parvenues e giornalisti. Autisti e guardie del corpo. Curiosi. Aggirò la calca e si lanciò verso il suo solito posto, non avvedendosi dell’anziana. La prese in pieno, ma lei non cadde. Si sbilanciò appena e, prima ancora di averlo visualizzato, lo aveva già colpito due volte con la borsetta. Lui mugugnò di dolore, sorpreso dalla reazione della donna e dal peso della borsetta.
Un’ora dopo, chiarito l’equivoco e assodato che erano entrambi in ritardo – lui per mendicare, lei per entrare – si trovarono seduti sul bordo di una fontana a mangiare in silenzio la costosa confettura contenuta nel vasetto che fino a poco prima aveva appesantito il fondo della borsetta. L’aveva rubata, gli spiegò con aria furbetta, non perché ne avesse bisogno, ma perché non poteva farne a meno. Oggi la confettura, domani un salamino, a volte le spugnette per i piatti. Anche lui a volte rubava. Non perché ne avesse bisogno – ciò di cui aveva bisogno lo pagava regolarmente, con i proventi dell’elemosina – ma qualche sfizio, perché pensava che fosse giusto così. Oggi una cioccolata, domani un salamino, a volte le solette per le scarpe. Lui però non cedeva i frutti del furto al primo barbone che incontrava. Se li teneva.

Un pomeriggio primaverile qualunque stava elemosinando nei pressi di un caseggiato di periferia, noto perché abitato da pubbliche mogli, anche se non tutte potevano esibire uno stato di nascita che ne attestasse la femminilità all’origine. Ai clienti non sembrava dispiacere. Si era sistemato presso un portone a fissare negli occhi i clienti. Questi esitavano e si vuotavano le tasche frettolosamente, con un sorriso imbarazzato, sollevandosi il bavero o calcandosi il cappello ben in testa.
Vide la signora da lontano. Camminava piano, trascinandosi dietro una borsa di tela per la spesa. Sembrava molto pesante e l’uomo accarezzò, e infine abbracciò, l’idea di alzarsi a darle una mano. Non fece in tempo a coprire la distanza che li separava, che da una finestra qualcuno vuotò un secchio, proprio in testa alla povera anziana. Lei rimase immobile, infradiciata. Quando l’uomo la raggiunse si accorse che piangeva. Si tolse il logoro pastrano e lo posò con gentilezza sulle spalle della signora, gettando colorite invettive all’indirizzo della finestra incriminata. Il colpevole di tanta umidità comparve alla finestra: era una donna mora e passionale, d’aspetto fiero e vagamente picaresco. Gridò loro, con accento portoghese: “L’acqua saponata vi fa bene, cadaveri, la prossima volta spostatevi”.
Offeso, l’uomo non rispose, ma agitò il pugno, digrignando i denti.
Da un altro appartamento si sporse una donna che, con tono delicato di baritono, li invitò a salire per asciugarsi. I due non le diedero ascolto e, in capo a un paio di minuti si trovarono la donna-baritono sul marciapiede, accanto a loro, pittoresca come un ara. Aveva un largo sorriso e gli occhi colmi di tristezza. Li pregò di salire ad asciugarsi. La signora tremava leggermente. L’uomo pose un veto alle proprie remore e convinse l’anziana a seguire il transessuale.

Due rampe di scale dopo si trovarono davanti a una sorpresa. Non quella funzionante sponsorizzata dall’annuncio dell’anfitrione, però. Passato un piccolo ingresso furono introdotti in un’ampia stanza invasa da libri. Libri ammassati a cubo davano asilo ai resti di un tramezzino. Libri incolonnati davano appoggio a una lampada. Libri sistemati a formare una poltrona. Libri che nascondevano completamente due pareti e libri al davanzale.
L’uomo, estasiato, dimenticò la signora. Il padrone di casa tolse il pastrano dalle spalle dell’anziana e parve non volersi limitare a quello. L’anziana lasciò fare e si trovò in sottoveste: il primo strato asciutto. Furono interrotti da un trillo. Era un cliente. Il viado si morse un labbro, guardò con tenerezza la coppia e l’invitò ad accomodarsi e rilassarsi. Disse all’uomo di prendere un libro, se voleva. Poi svanì, lasciandosi alle spalle la promessa di tornare presto.
Passò quasi un’ora prima che i due anziani si rendessero conto che la faccenda sarebbe andata per le lunghe. La signora, dignitosamente, estrasse dalla borsa una bottiglietta di plastica, manifestando l’intenzione di riempirla a un rubinetto. L’uomo non sapeva che libro scegliere. Non poteva accettare l’idea di non portarne via neanche uno, e si contava i soldi in tasca sperando di riuscire a convincere l’anfitrione a uno scambio dignitoso. Si aggirava tra tutti quei volumi, incapace di decidere quale comprare.

Fuori si era fatto buio. L’anziana si sedette sulla poltrona di libri, con disappunto dell’uomo, che la guardò accigliato, fino a quando non si rese conto che, oltre il bordo della sottoveste, si intravedeva l’orlo delle calze. Il suo umore cambiò repentinamente, mentre un calore sanguigno gli lambiva il basso ventre. La signora, nonostante l’età, sembrava in forma e anche lui, abituato a una vita dura, anche se appesantito dal cibo scadente e saltuario, non se la cavava male. Si tolse il maglione, criticando il caldo secco dell’appartamento, flettendo bene le braccia per mostrare alla signora il proprio vigore, pensando velocemente a come evitare di farsi sfuggire la succulenta occasione. La signora se ne avvide, comprese il messaggio che l’uomo le inviava e, anche se lusingata, vezzosamente, fece finta di nulla. L’uomo le chiese se si sentisse meglio, avvicinandosi con fare casuale. La signora rispose che l’appartamento era grande. Accavallò le gambe e, catturandolo, cercò di evitare lo sguardo dell’uomo. Riteneva di aver passato una giornata sufficientemente piena e non voleva complicarla ulteriormente, mentre il suo corpo rispondeva a un richiamo arcaico, sopravvissuto agli anni e alle intemperie. L’uomo non aveva alcuna intenzione di tirarla per le lunghe. Dai suoi pensieri erano svaniti i libri e la miseria e rimaneva solo il desiderio. Avanzò fino a dominare la donna dall’alto, posò le mani sui braccioli della poltrona pregando che lo reggessero e si sporse fino a sfiorare il volto della donna con il proprio. Per un istante dalla clessidra del tempo non scorse un solo granello di sabbia. L’attimo successivo li vide avvinghiati tra i resti della poltrona.

Erano agli ansiti e ai sospiri, quando il transessuale rientrò nella stanza reggendo un vassoio, su cui portava una teiera fumante, due tazze e un piatto di biscotti.
Rimasero tutti in silenzio per un lungo attimo, poi l’anziana signora si passò una mano tra i capelli, sistemandoseli dietro un orecchio, e disse: “Sono certa che vi sia una spiegazione logica, per tutto questo”.
L’uomo guardava impietrito il sorriso comparso sul viso del transessuale, aspettandosi una scenata. Poi qualcosa sembro distrarlo, si voltò verso l’anziana signora e, penetrandola con lo sguardo, le disse: “Cara, adoro la tua biancheria di pizzo”.

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