Limoni

Posted on agosto 30, 2012

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In quel preciso momento dove tu raccoglievi i limoni, l’ho vista per la prima volta. Ti dicevo sempre: i limoni caduti e mai raccolti. Ma tu hai alzato lo sguardo e non l’hai vista. Poi hai sciolto i capelli e abbiamo fatto l’amore. Fare l’amore di domenica pomeriggio è come cogliere limoni e non lavarsi le mani. È stato lì che l’ho vista, mentre raccoglievi macchie gialle cadute su una tela marrone. Dio se era bella. È passata, lì, oltre il giardino, fuori dal cancello e mi ha guardato.

Nessuno era per strada e lei sembrava essere stata sputata dal cielo. Come se non avesse camminato per arrivare lì, come se lì ci fosse sempre stata. Non saprei dirti come era fatta. È stato un attimo, il tempo di avvertirti per guardarla, tu hai alzato lo sguardo e non l’hai vista. Non la vidi più nemmeno io. Venuta da dove dio sa e scomparsa fra le tue mani ed il sapore di limoni.

Ricordo solo che mi fissava, eppure riuscivo a reggere il suo sguardo. Sembrava mia zia, mia nonna, non sembrava nessuno, era la donna più bella del mondo. Mi rimase solo un vago senso di inquietudine che scomparse nelle lenzuola bianche e rubato dai tuoi capelli sciolti.

Non sapevo che l’avrei di nuovo incontrata, eppure alcuni mesi dopo la rividi. Era una sera di primavera quando l’alba potrebbe essere tramonto e il tramonto alba. Nella luce incerta di un crepuscolo metropolitano mi riapparve. Potrei dirti che eravamo in via nazionale, ma non sembrava lei. La via larga, i turisti stagionali, l’Eliseo, i primi vestiti leggeri, il mio respiro, tutto divenne superbamente leggero, da non tenersi in mano, da scivolare lento sul tempo.

Mi è apparsa fra i passanti. Questa volta camminava e mi veniva incontro. Dio se era bella. Si muoveva in maniera regale, con calma e mi guardava dritto negli occhi. Io rimasi fermo perché il solo guardarla mi occupava tutto il cervello. Non riuscivo a fare nient’altro. Lei lo sapeva questo e rideva. Camminava e sorrideva. Era la cosa più bella del mondo. Il suo sorriso non rovinava il viso come disegno perfetto, non era una smorfia, ma l’ultima pennellata di biacca sulla luce del naso. Eppure nessuno si girava per vederla, nessuno notava la sua presenza, tutti sembravano ignorarla. Ed è lì che ho maturato l’idea che lei fosse solo mia, venuta solo per me. Nessun altro la poteva mirare, era un regalo che solo io potevo toccare. Con una veste fatta di calma, con un odore fatto di acqua si muoveva verso di me e io gurdandola facevo tutto, perché non potevo fare nient’altro. Poi sparì. Posso dirti che l’ho persa di vista e si è confusa fra i turisti, potrei dirti che ha svoltato l’angolo e si è nascosta, ma sarebbe coprire di ragione l’irrazionale: a un passo da me scomparve. Quasi ci siamo toccati e poi niente forse fra i turisti o dietro l’angolo.

Da quell’incontro non ho mai smesso di sognarla. La sua immagine mi accompagna a quell’indefinito senso di inquietudine e il suo volto puntualmente mi sfugge. Potrei dirti che sogno la bellezza perché ogni volta sembra una donna diversa, ma so che è lei, e dio quanto è bella.

Durante il sonno abbiamo cominciato a parlare, meglio, io parlo, lei sorride. Le chiedo qualcosa, il suo nome, il suo sorriso, le chiedo la sua voce. Ma potrei dirti che nel sonno non faccio altro che guardarla e non mi annoio mai, non credo sia possibile. È come se mi strappasse il respiro dal petto, la linfa vitale, con calma senza fretta, con grazia. Nei sogni nessuno dei due fa qualcosa. Un’eternità a guardarla è forse l’ultimo senso di tutto. Mi sveglio poi, inquieto, strano come se mi fossi portato appresso la tensione del sonno. Come dopo un viaggio in treno mi lavo. Potrei dirti che poi sto meglio, ma non è vero, questo sporco non si lava col sapone. Quando non dormo a volte vedo il suo sguardo e solo da poco riesco ad associarlo ad un colore: nero.

Lei sta qui, davanti a me, ora. Dio quanto è bella.
Dall’altra parte del tavolo seduta mi chiede di giocare a scacchi. Dio che voce.
Non credo che vincerò mai questa partita.
Lei, dice, che l’ultimo valzer è il più bello di tutti.

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