Gesù Cristo suona il basso mentre Krishna fa le lasagne

Posted on aprile 15, 2013


Sulla spiaggia c’erano certe onde giganti che sembravano alzarsi dai bombardamenti sul Vietnam. La guerra era iniziata da quattro anni. Era una sporca guerra e nessuno ne voleva sapere. Men che meno Jeremy Johnson. E infatti lui non ne sapeva niente.
In quel periodo era impegnato in una dieta a base di funghi allucinogeni che metteva a forte prova la capacità del mondo di apparire privo di enormi fiori cannibali o mastodontiche nuvole viola. Si capisce come in queste condizioni la guerra del Vietnam perdesse credibilità. E anche le onde, se è per questo.

A Jeremy Johnson non piaceva farsi chiamare col nome che gli avevano appiccicato i suoi vecchi. A lui piaceva Captain Beef. Beef vuol dire manzo, e nessuno capì mai perché gli piacesse tanto farsi chiamare così. Ma in quel periodo faceva un sacco di cose che non sapeva poi giustificare. Come quando si cosparse tutto di guano di piccione. «Tiene lontano i gatti» diceva, ma la gente non è che gli credesse poi tanto.
In ogni caso, sia quel che sia, Captain Beef, o anche solo Beef, era quello che si dice un precursore. Sì, insomma, uno che vede lungo, che capisce le cose prima che gli altri abbiano intuito anche solo le potenzialità che si portano dentro. E lui capì subito le potenzialità dei funghi allucinogeni al primo assaggio.

Riverso sul tappeto, le pupille da qualche parte dietro la testa, balbettava: «Ragazzi questa roba è… è… questa roba è… questa roba…».
E poi non parlò più per giorni.
Quando si riprese non era più lo stesso Beef di prima. I suoi discorsi erano cambiati. Adesso non passava più il tempo a parlare di musica e donne. Ora parlava di pace, di Gesù Cristo, di Buddha e di Shiva.
Mangiò un altro fungo, buttò via i suoi vestiti e prese ad andarsene in giro nudo in compagnia di un elefante zebrato, per le strade di San Diego. Diceva di sentire il soffio di Dio sulla pelle. Fino a quando un poliziotto reazionario non lo arrestò e lo gettò in cella per dieci giorni. Maledetti poliziotti reazionari.
Una volta uscito, tentò di tornarsene alla vita di prima.

Bisogna spiegare un particolare che fino a ora non è stato rivelato.
Big Beef era un bassista con le palle triangolari.
Suonava in un gruppo che si chiamava Magic Maggie e le Mucche del Wisconsin. Facevano roba dura, rock psichedelico, e Big Bang Beef era capace di lanciare in trance uno stadio intero ribattendo al basso la stessa nota anche per ventiquattro ore. Successe davvero, in effetti, al raduno di Paquatosh nel glorioso Stato del Tennesville. Oltre diecimila persone si misero a far l’amore sul ritmo del basso di Jeremy Johnson nella più grande ammucchiata della storia del rock.

Purtroppo il glorioso Stato del Tennesville giudicò riprovevole l’accaduto e ordinò che la notizia venisse cancellata da ogni dove, sicché dell’evento non si hanno tracce. Ma tutto è rimasto indelebile nei ricordi di chi partecipò.
«Un gioco da ragazzi» commentò a quel tempo Captain Beef; poi bevve di brutto un misto di codeina e LSD, e gridando che sapeva volare si gettò dalla finestra dell’albergo.
Terzo piano. Se la cavò sfondando il camper di Magic Maggie e con tre settimane di ospedale.
Ma questo fu prima di conoscere i funghi allucinogeni.
Adesso le cose erano cambiate; vedeva tutto sotto una luce diversa.
Spesso, rosa con due o tre soli fluorescenti.

Le vecchie compagnie, i vecchi amici, i vecchi discorsi, le vecchie droghe. Nulla gli dava più la gioia di un tempo.
Stava lì, come quello che attraversa a nuoto un grande fiume e a metà si ferma, stanco e ansimante, e non sa se continuare per arrivare sull’altra riva o tornare indietro. E mentre è lì che pensa, le gambe si fanno piombo e rischia di affogare.
Beef rischiava di affogare. Lo stava già facendo dalla nascita, poco alla volta, ma adesso – Gesù – pareva stesse colando a picco.
Certe sere imprecava contro la vita dissoluta e sfasciava tutto gridando che avrebbe cacciato i mercanti dal tempio. Altre volte, invece, si faceva un’insalatona di funghi e non si muoveva più per delle ore. Piangeva come un bambino. A quel punto ci pensava Eddie. Eddie era una del gruppo, non proprio la sua ragazza, diciamo che era una che si prendeva cura di lui; erano tempi di amore libero e nessuno si intrometteva in quel che facevano quei due. Anche se, a pensarci bene, nessuno la vide mai neppure fare qualcosa che non fosse prenderlo tra le braccia e cullarselo. E così Eddie faceva: se lo prendeva tra le braccia e lo cullava.

Fu in quelle condizioni che qualcosa si incrinò con le mucche del Wisconsin.
Nel ’68 ricevettero l’invito a partecipare al festival di Woodstock, Beef si infilò in bocca un fungo come un peperone e in preda a visioni ragguardevoli sentenziò quanto segue: «È una cagata».
Quando, due settimane dopo, mezzo milione di persone invase i campi della contea di Ulster, nello Stato di New York, Jeremy Johnson fu cacciato con disprezzo dalla band.
Lui però non lo seppe mai, occupato da certe enormi falene con la faccia di Nixon che non gli davano tregua. Liberatosi con sforzi sovrumani dagli insetti, pensò semplicemente che gli altri se lo fossero dimenticato all’autogrill.
Per ritrovarli decise di intensificare gli sforzi psicotropi e contattarli telepaticamente.
Alla seconda settimana di sforzo gli apparve Topolino con le orecchie di Karl Marx che gli imponeva di non bere più chinotti e lo esortava a predicare l’amore universale.
A chi non credeva alla sua visione, rispondeva: «Ti giuro, erano le orecchie di Karl Marx!».

Così Johnson Beef si caricò il basso sulle spalle e partì per il mondo. I sandali portavano i suoi piedi per le polverose strade d’America e ovunque si fermasse, che fosse una grande metropoli, o una fattoria del Midwest col fienile e la cantina per resistere ai tornadi, lui si sganciava il basso dalla spalla e prendeva a batterlo, come un fabbro il suo incudine. E ogni volta la natura cominciava a far l’amore.
Gente che roba! Uomini, donne, maestrine, esercito della salvezza, medici, banchieri, e poi passerotti, e cerbiatti, e api, e farfalle, rane, lumache. L’elenco sarebbe inesauribile. Tutti attorcigliati in un amplesso universale.
Big Bang Jeremy Johnson Beef era la parola d’amore di Dio sulla terra. Su questo non c’erano dubbi.

Poi, per un certo periodo perdiamo memoria delle sue vicende. Una caprese di LSD e peyote provocò alcuni vuoti che non
riuscire a risalire in quelle ultime settimane fino a quando
certo sarebbe
senza mutande
eppure quando incontrò Kissinger
Berkeley college
Ferlinghetti gli rubò l’Urlo
In una piscina piena di lasagne!

Si svegliò all’improvviso per un’esplosione. Era buio, era notte, e la gente sparava. Imprecò per essere finito di nuovo nel quartiere nero.
Poi si rese conto che aveva una divisa.
L’ultima cosa che Captain Beef ricorda è la resistenza che un proiettile vietnamita offriva alla sua fronte. Si ricorda che lui spingeva da una parte e il proiettile resisteva dall’altra.
Come andò a finire, invece, non se lo ricorda.
Però sa che c’erano delle grandi onde. E gli alberi erano immensi. E che doveva essere primavera, perché nell’aria c’era l’odore buono e intenso delle orchidee selvatiche.

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