L’inadatto

novembre 13, 2012

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Era ancora lontano da casa. Da solo, inoccupato e in un angolo remoto del globo, per la precisione. Aspettava  l’arrivo di qualcosa che non c’era mai stato con la pazienza di un Buddha anoressico e con il culo sapientemente piantato su di un divano polveroso di un ostello vicino a Central Station. Non leggeva più notizie sull’Italia, non aveva voglia di sapere cosa stesse succedendo né di sapere chi stesse per vincere il campionato. L’unico legame con il suo paese si sostanziava nell’afonico vociare dei pensieri che echeggiavano nella sua testolina vuota. [Continua a leggere]

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Cielo blues

ottobre 29, 2012

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Io ero lì alla mia scrivania ed alla macchinetta l’Arianna dell’ufficio spedizioni blaterava con la Camilla marketing di sua figlia, sta sempre a parlare di sua figlia, non fa che parlare di sua figlia, non ha altro all’infuori di sua figlia, non potevo andarmene, avevo un bilancio da finire entro un’ora, che poi stavano loro fuori dalla mia porta, potevano pure spostarsi per parlare con quel tono così alto e le loro risate acute e dio mio sono solo dei figli, ce li hanno tutti, cosa saranno mai. Tutti, oddio, chi ci riesce, ma chi te li fa fare, poi. [Continua a leggere]

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Tutto ciò che importa

ottobre 10, 2012

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«Bisogna che vada. Bisogna che mi decida ad uscire da questa stanza buia. Paura non ne ho, né certezze. Ho aspettato molto, ho più volte rinunciato, ma devo andare, per non passare davanti a me stesso per vigliacco. Che importa se fuori è notte, se non c’è luce e forse speranza? Devo solo andare, camminare. E se sarò fortunato bene, sennò mi sarò almeno goduto il percorso. Ho aspettato molto, ma ecco il momento in cui l’attesa finisce, ecco la vita che mi stana dalla mia stanza, ecco la mia sfida e la mia fine, o forse l’inizio. Andiamo!» Dunque va, Ettore, le sue parole gli hanno dato coraggio. Si chiude la porta alle spalle e fa le scale volando. [Continua a leggere]

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Domenica mattina

settembre 22, 2012

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Quando io e Michele lo abbiamo conosciuto, Lou non dormiva ancora in mezzo alla strada. O meglio, ci dormiva a periodi alterni, in base a complesse valutazioni meteorologiche, umorali e, molto spesso, sessuali. «Alla fine se incontro una ragazza mica le posso dire: “Vieni, ti faccio vedere la mia rientranza tra il marciapiede e la vetrata della banca”, no?» ci diceva. Lou era infatti, strano a credersi dato il suo particolare stile di vita, pieno di donne. Ragazze normali, studentesse, stagiste, cameriere, con una vita stabile e amicizie regolari, tutte caratteristiche che a lui non interessava possedere. [Continua a leggere]

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Limoni

agosto 30, 2012

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In quel preciso momento dove tu raccoglievi i limoni, l’ho vista per la prima volta. Ti dicevo sempre: i limoni caduti e mai raccolti. Ma tu hai alzato lo sguardo e non l’hai vista. Poi hai sciolto i capelli e abbiamo fatto l’amore. Fare l’amore di domenica pomeriggio è come cogliere limoni e non lavarsi le mani. È stato lì che l’ho vista, mentre raccoglievi macchie gialle cadute su una tela marrone. Dio se era bella. È passata, lì, oltre il giardino, fuori dal cancello e mi ha guardato. [Continua a leggere]

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Ghisallo

giugno 22, 2012

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«Boia e fa cardo fori. Dentro fa freddo. L’acqua ora la vendono a un euro cinquanta, a’ tempi miei la si andava a prendere alla fonte, la si metteva dentro le borracce che ‘un l’erano mica le borracce che ci s’hanno ora. Di plastica. Di metallo erano, boiadundio se pesavano. E noi a portarle su dalle salite, come asini. A portarle su dalle salite e a spinge su’ polpacci come bovi da soma. Sulla salita del Perone bene, ma su i’ Ghisallo boiadundio? Tu l’hai mai fatto i’ Ghisallo? Tu sei un ragazzetto, quant’anni c’hai, venti? Tu ‘un l’hai mai fatto i’ Ghisallo co’ le borracce piene e la schiena che sembra si stia spezzando. ‘Un l’hai mai fatto, tu sei un freghino». [Continua a leggere]

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Habemus numero quattro

maggio 25, 2012

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Alla fine ce l’abbiamo fatta.

Ieri pomeriggio, verso le due, l’uomo-Bartolini ha suonato il campanello e poi ha scaricato tre grossi scatoloni sul marciapiede («Tre colli per lei, signore!»). Dentro gli scatoloni, le copie di Follelfo numero 4 fresche di stampa (anche se poi voi che da sempre ci seguite ben sapete che è il quinto che pubblichiamo). [Continua a leggere]

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Attitos

maggio 8, 2012

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Le nubi schioccano noci d’acqua lavica, le luci rauche della città si stagliano in un orizzonte saturo di finitudine. Serafino alita sul vetro appannato, lo sguardo si perde lontano, in un intingolo di erbe folli; il cambiamento è un processo talvolta irreversibile, non in questa asfittica valle di polvere dove un tempo volteggiavano leggiadri i danzatori delle stelle. I quartieri dormitorio spuntano come micosi episodiche tra larve di teatri abbandonati e discariche all’aria aperta, la strada si riempie di pecore scalze, odora di latte cagliato, ventuno teste di cavallo mozzate stanno appese su altrettanti piloni lungo un’arteria sommersa nella sua stessa fragile inutilità, ma nessuno sembra farci caso: sarà l’affannosa abitudine al macabro. [Continua a leggere]

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