Fenomenologia di un circo triste

giugno 6, 2013

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Dalla finestra del terzo piano vedeva il Circo: era tondo, era bianco, era rosso. Di giorno, sembrava un accampamento nomade circondato da roulotte scassate, mandrie di bestie esotiche, urla di scimmie e barriti d’elefanti, che si diffondevano nella città nelle mattine più silenziose. La notte, quella plastica e quel ferro galleggiavano nell’oscurità come un’astronave aliena piena di luci, avvolta dall’odore di sterco e zucchero filato. Lei era ballerina del Circo da un anno, ma un infortunio l’aveva costretta a un riposo forzato che durava ormai da molti mesi; così le giornate passavano alternandosi tra noia e fisioterapia. [Continua a leggere]

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Autografo

maggio 7, 2013

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Nessuno sa ricostruire con precisione quando Stefano Zangrando cominciò a scrivere il suo nome ovunque girando con una penna a sfera Guilloché che, come si vociferava, teneva in mano senza mai posare se non la sera prima di andare a letto assieme alle lenti per la miopia o alla cintura che sfilava dai passanti dei calzoni, ma senz’altro questo fatto cominciò a risultare evidente e noto a partire dal 27 marzo 2013. Un mercoledì. C’era il sole, il cielo era chiaro, con qualche nuvola grigio sporco appesa qua e là, sembravano panni messi ad asciugare, forse per questo ogni tanto veniva giù qualche goccia. [Continua a leggere]

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Gesù Cristo suona il basso mentre Krishna fa le lasagne

aprile 15, 2013

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Sulla spiaggia c’erano certe onde giganti che sembravano alzarsi dai bombardamenti sul Vietnam. La guerra era iniziata da quattro anni. Era una sporca guerra e nessuno ne voleva sapere. Men che meno Jeremy Johnson. E infatti lui non ne sapeva niente. In quel periodo era impegnato in una dieta a base di funghi allucinogeni che metteva a forte prova la capacità del mondo di apparire privo di enormi fiori cannibali o mastodontiche nuvole viola. Si capisce come in queste condizioni la guerra del Vietnam perdesse credibilità. E anche le onde, se è per questo. [Continua a leggere]

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Chiudi

marzo 8, 2013

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Chiudi. Chiudi tutto. Sento l’aria che filtra. Un poco sopra il mio sopracciglio sinistro la pelle s’increspa e va a incorniciare un foro di qualche millimetro che ancora non ne vuol sapere di sanguinare. Chiudi. Chiudete tutto fuori. Non fate entrare nient’altro. Fa freddo. Dovrei almeno provarci a coprire il buco, ma la mano destra non risponde, forse paralizzata dalla pallottola conficcata in un cuscino di neuroni. Ancora non sanguino. Chiudi, ti prego, aiutami. Chiudi tutto fuori, non lasciare entrare il freddo. [Continua a leggere]

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Sandocannes

febbraio 4, 2013

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È nato nelle Langhe ed è il miglior sommelier di Cannes. Tutti lo chiamano Sandocannes. Nessuno sa eguagliare la sua arte nella sciabolata, la sua precisione, il suo istinto. Senza sbagliare mai un colpo. Come Sandokan. Per questo non abbandona mai la sua spada da Champagne che lucida ogni sera al tramonto, seduto a gambe incrociate in posa zen sul balcone della camera d’hotel. Per molti è solo una leggenda, ma Sandocannes afferma di poter sciabolare qualsiasi bottiglia di vino: «Vermentinò di Gallurà? oui. Dolcettò d’Albà? On y va». [Continua a leggere]

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La seconda giornata del campionato locale

gennaio 11, 2013

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Sul cronometro mancavano trentasette secondi, dopo i novanta regolamentari che avevano inchiodato la gara sul tre a tre. Dodicesima giornata del campionato locale, che poi voleva dire una zona imprecisata a ovest della frontiera. Il campionato era giocato soprattutto da immigrati del vecchio continente. Italiani, polacchi, tedeschi, irlandesi. E una squadra di nativi, che non si sarebbe mai detto, ma giocava maledettamente bene, e faceva strizzare gli occhi dal sudore e imprecare di una rabbia faticosa i vecchi europei. [Continua a leggere]

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Rassegnazione

dicembre 17, 2012

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Lo vidi mentre scendevo le scale, all’entrata secondaria della stazione nord. Era seduto sullo spigolo di una panchina del binario opposto al mio, e guardava nella direzione sbagliata, perché da quella parte il treno l’avrebbe sorpreso di spalle. Irrequieto, mio padre respirava a fatica sotto il bavero della giacca, appesantita dalle chiavi nelle tasche. Aveva le dita delle mani appese alle labbra, incapaci di restare là dove la testa le aveva messe, e lo sguardo incuriosito e lungo delle maschere africane. [Continua a leggere]

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Totocalcio

novembre 27, 2012

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È il 6 novembre 1993. Mario parcheggia l’auto di fronte al tabacchino di viale Repubblica. La Tipo bordeaux, iniezione elettronica e ammaccature varie, ha il muso infilato tra altre due auto in sosta, la ruota anteriore sinistra sul marciapiede pieno di cicche e il culo che sporge sulla carreggiata. La Tipo di Mario è parcheggiata contromano. Sono le diciannove passate, all’interno del locale Tzia Zenia fuma come una turca, la accompagnano tre avventori cinquantenari persi dietro delle grandi lenti oscurate. Mario consegna la schedina, due colonne e nemmeno una doppia. [Continua a leggere]

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